CHIAREZZA
I rapporti iniziati nel mese di luglio del corrente anno con Marco
Marsili, direttore de "La Voce d'Italia", su suo invito, si sono
conclusi nei giorni scorsi. La collaborazione, sollecitata dallo
stesso Marsili, ha prodotto quattro articoli, pubblicati sul
quotidiano on line, rispettivamente dedicati alla vicenda
giudiziaria di Luigi Celeste, alla "questione morale", alla assurda
contrapposizione in campo giovanile fra fascisti ed antifascisti e,
infine, alla richiesta di abolizione dei Tribunali di sorveglianza
che. incentivano la menzogna e la simulazione dei reclusi ansiosi di
ottenere i benefici di legge, senza produrre alcun elemento di
prova, sul loro asserito ravvedimento.
Marco Marsili ha condiviso, senza riserve, il contenuto degli
articoli pubblicati.
Ma, si è ritenuto in diritto di accettare la collaborazione di
Nicola Sapone, condannato a due ergastoli per un duplice omicidio
commesso quale componente di spicco delle cosiddette "bestie di
Satana".Ha fatto di peggio, Marco Marsili: ha redatto, una nota
editoriale accostando il mio nome a quello del Sapone ed
autorizzando, in questo modo, i suoi lettori a ritenere che, sia
pure con alcuni risibili distinguo, la vicenda umana e politica del
sottoscritto possa essere equiparata a quelle di uno stupratore
omicida come Sapone.
Un'azione inqualificabile ed imperdonabile che, se commessa in buona
fede e non per la ricerca ad ogni costo di gratuita pubblicità, fa
comprendere lo stato di confusione mentale e morale nella quale
versano uomini che, come Marco Marsili, hanno una elevata cultura ed
una spiccata intelligenza. Ritenere, come ostenta di credere il
direttore de "La Voce d'Italia", che io possa ritenere lecito
l'accostamento del mio nome e della mia figura a quella di uno
stupratore omicida e ad altri della stessa risma, è grottesco per
chiunque conosca anche solo superficialmente il percorso di una vita
dedicata esclusivamente alla battaglia politica, scevra da
compromessi e soprattutto ben distante da quel letamaio morale che
affolla gli istituti di pena. E' vero che mi trovo in carcere, per
mia esclusiva scelta, da ventinove anni, ma che questa permanenza
possa avermi indotto a "comprendere" i detenuti, ovvero ad accettare
le loro ragioni nella commissione dei loro delitti è pura follia.
Ragioni etiche e morali mi hanno sempre, dall'inizio della mia vita
ad oggi, visto schierato dalla parte di un popolo di onesti, di
lavoratori, di vittime della criminalità organizzata o meno, sia
essa politica che comune .Difendere il popolo italiano dalla
spregiudicatezza, di un pregiudicato come Silvio Berlusconi o dalla
ferocia omicida di un Nicola Sapone è un imperativo al quale mi sono
sempre attenuto, e che ho sempre, rispettato. Se per il primo chiedo
che il suo posto non sia a Palazzo Chigi ma in una galera, per il
secondo il mio auspicio è che quelli come lui possano finire in un
giorno non lontano nel tempo, dinanzi ad un plotone di esecuzione.
Viceversa, Marco Marsili appartiene a quella categoria di persone
che fingono di credere alle conversioni fulminee di quanti hanno
ammazzato,ed anche violentato, per il proprio insano piacere fino al
giorno in cui la porta di un carcere si è chiusa alle loro
miserabili spalle. In quel momento, come Saul sulla via di Damasco,
hanno "realizzato" il male fatto e hanno iniziato a chiedere a gran
voce di poterci porre rimedio facendo del bene.
Naturalmente, fuori dal carcere, in quella che chiamano "libertà",
perché il "pentimento" è puntualmente finalizzato alla
scarcerazione, la più rapida possibile, perché sono refrattari
all'espiazione della pena che interpretano come una ingiusta
punizione. Nessuna meraviglia può, di conseguenza, destare il fatto
che la "bestia" inizia la sua collaborazione con Marco Marsili con
un articolo dedicato alla "messa". Seguiranno poi quelli sulla
Madonna, su Padre Pio, sul papa polacco, la Comunione, la cresima
ecc. ecc. Il repertorio è prevedibile.
Il repertorio è prevedibile.
Prigioniero dei luoghi comuni, delle frasi fatte, dei concetti
errati, incatenato ad un pietismo di bassa lega ed a un perdonismo
superficiale e deleterio, Marco Marsili si è illuso di poter
giudicare un uomo libero incasellandolo nel novero degli
"Ergastolani" che piatiscono il ritorno al mondo "civile", pur
avendo tutti gli elementi concreti e provati per cercare almeno di
intuire la verità. Ma questa appartiene agli uomini liberi. Marco
Marsili non lo è. E' giusto, quindi, che rimanga con i suoi
collaboratori come Nicola Sapone ed altri, della stessa specie che
via via si aggiungeranno nel tempo perché scrivere articoli aiuta ad
ottenere benefici di legge e ad insultare la memoria delle vittime
esasperando il dolore dei loro familiari. Perché gli articoli che
Marsili si onorerà di pubblicare sul suo quotidiano on line saranno
tutti "virtuosi", redatti con un occhio al direttore del carcere che
li ospita e al magistrato di sorveglianza, di turno, ai quali devono
provare quanto, in fondo,sono buoni e caritatevoli anche se hanno
ammazzato e stuprato per colpa della droga o per sbadataggine
giovanile.
Costoro hanno trovato in Marco Marsili un amico. Io preferisco
averlo nemico.
Vincenzo Vinciguerra Opera, 4 settembre 2008