CONTRO LA DESTRA
Riparte il circo elettorale. Gli attori sono sempre gli stessi: il
pregiudicato Silvio Berlusconi, l'ex comunista Walter Veltroni, il
democristiano Pier Ferdinando Casini, l'ex fascista Gianfranco Fini,
il condannato ( non ancora in via definitiva ) per tentata
estorsione e concorso esterno in associazione mafiosa Marcello Dell'Utri,
l'ex radicale ed anticlericale Francesco Rutelli e, via via, tutto
il codazzo dei peones che sperano di ottenere il 3-4 per cento di
voti e qualche rappresentante in Parlamento, pronto a cambiare
bandiera e casacca alla prima occasione favorevole per la carriera e
per le sue tasche.
Indicazioni di voto per partiti e singoli candidati non possiamo
darne perché tutti insieme hanno solo un programma, governare in
qualche modo un Paese impoverito ed impaurito che si affida a Padre
Pio, alle lacrime di questa o di quella Madonna, alla penosa
solidarietà della Chiesa cattolica, al sostegno degli Stati Uniti e
alla benedizione della Conferenza episcopale italiana. Votare per le
liste civiche nella speranza, un giorno, di poter presentare una
lista civica nazionale che abbia come unico simbolo la bandiera
italiana sulla quale scrivere le parole "Indipendenza", "Dignità" e
"Onore".
Parole e concetti che non hanno senso per i politici di professione,
ma li hanno ancora per i cittadini che, lentamente, riscoprono come
il nemico vero dei loro interessi è quel capitalismo trionfante che
rende più ricchi i ricchi e più poveri i più poveri. Eredi di una
tradizione dimenticata, ma non cancellata dalla storia, ricordiamo
agli immemori e a giovani che non lo sanno che la camicia nera era
quella indossata dagli operai delle zolfatare, i più umili, i più
sfruttati, i più sfruttati, i più disparati fra i lavoratori
italiani dell'epoca. Era una scelta ideologica, umana e politica,
che portava un movimento politico che non ha mai rinnegato le sue
origini socialiste a schierarsi dalla parte del popolo.
Una scelta confermata, sia pure fra mille compromessi, per un intero
ventennio durante il quale l'Italia si pose all'avanguardia delle
riforme sociali del mondo.
Ma le origini offuscate dalla convivenza con la monarchia e le
classi abbienti, tornano a risplendere dopo l'8 settembre 1943:"Il
Partito - scrive Alessandro Pavolini in una circolare del 7 ottobre
1943 - sarà in gran parte formato di giovani. Esso recluterà i suoi
aderenti prevalentemente fra gli operai, i contadini, i piccoli
impiegati, i tecnici e i professionisti, tenendo rigorosamente
lontani i plutocrati e gli arricchiti".E sarà il comunista Nicola
Bombacci a rivolgersi direttamente a Benito Mussolini, scrivendo
l'11 ottobre 1943:"Oggi la strada è libera e a mio giudizio si può
percorrere sino al traguardo socialista".Mentre il 30 ottobre 1943,
sulla "Gazzetta dell'Emilia", nell'articolo intitolato "Ancora i
comunisti" si rinnova a questi ultimi l'invito di trovare "nel
nostro partito un possibile orientamento nel momento attuale"
provocando il "risentimento... di moltissimi avversari. Monarchici,
liberali, preti in fregola".E il 5 novembre 1943, "Il Popolo
repubblicano", organo di stampa della federazione fascista di Pavia
scrive:"...noi siamo animati dal proposito di fare gradatamente
tabula rasa del capitalismo antiquato e sfruttatore, della borghesia
flaccida corrotta e inglesofila...".
Infine, sarà proprio il segretario del Partito fascista
repubblicano, Alessandro Pavolini, ad ordinare che le squadre di
polizia del partito, il 5 novembre 1943 , indossino come uniforme
"la camicia nera, la tuta blu scura dell'operaio".Non è retorica, se
l'unica legge mai concepita per mettere su un piano di parità lavoro
e capitale, di imporre la presenza degli operai e degli impiegati
nei consigli di amministrazione, fu quella sulla socializzazione
delle imprese osteggiata in egual misura da industriali e tedeschi,
da partigiani ed alleatiIn un rapporto a Benito Mussolini del 1°
marzo 1945, il ministro del Lavoro Augusto Spinelli scrive, dopo
aver compiuto una visita ispettiva a Torino:"Sono...fortemente
preoccupato per quanto riguarda la socializzazione della Fiat. Non
potevo d'altra parte illudermi, con le mie prese di contatto, di
rovesciare in poche ore una situazione che ha messo da tempo radici
profonde e nella quale le masse operaie, secondo il solito, non sono
che gli strumenti della conservazione capitalista che è dovunque per
corrompere e manovrare i cosiddetti caporioni dei partiti cosiddetti
di sinistra".
Nulla di nuovo, ieri come oggi.
I partigiani uccideranno il federale Solaro che della Fiat fu
avversario irriducibile, e salveranno la vita e i bei di Giovanni
Agnelli e Vittorio Valletta.
Errori ai quali lo stesso Palmiro Togliatti cercò di rimediare nel
dopoguerra concedendo l'amnistia che nel giugno del 1946 permise a
migliaia di fascisti prigionieri di tornare in libertà, e bisogna
convenire che furono migliaia i fascisti che per ragioni ideologiche
entrarono a fare dei partiti comunista e socialista e costituirono,
essi, l'ossatura ed i quadri della Confederazione generale del
lavoro. Del resto, era stato lo stesso Benito Mussolini in una
lettera fatta pervenire a Lelio Basso per i dirigenti socialisti,
tramite Carlo Silvestri, il 19 aprile 1945, a far sapere che era suo
intendimento "consegnare la Repubblica sociale ai repubblicani e non
ai monarchici, la socializzazione e tutto il resto ai socialisti e
non ai borghesi". Ed ancora il 22 aprile 1945 consegna allo stesso
Carlo Silvestri una lista di fascisti che "egli considera idealmente
e sostanzialmente socialisti" perché siano difesi dinanzi al CLN e
sia loro consentito di iscriversi, se lo avessero voluto, al Psiup.
E’ a sinistra che Benito Mussolini guarda perché il patrimonio
politico, sociale ideologico del fascismo non vada del tutto
disperso. E’ nella sinistra che l’uomo che nel lontano 1922 aveva
portato a Vittorio Emanuele III l’ “Italia proletaria fascista”
ripone le sue speranze perché la borghesia, quella che lui stesso
aveva definito la “rovina dell’Italia” non riprendesse il
sopravvento. Una realtà che conoscevano tutti i fascisti, tanto che
in un rapporto informativo al Duce del 31 ottobre 1944 si segnalava
in un articolo pubblicato dall’antifascista “Il Terzo fronte” la
presenza di un errore “Che potrebbe definirsi classico”, di
scambiare “il fascismo per un movimento di destra”.E per anni i
fascisti che pur costituiscono in maggioranza l’ elettorato del
Movimento sociale italiano continueranno a ritenersi e a definirsi
di sinistra. Tanto che, il 13 maggio ’48 , “Rivolta ideale” dinanzi
al furore della base missina, nell’articolo intitolato “Il nostro
posto” deve giustificare la collocazione dei parlamentari missini
nei seggi a destra in parlamento scrivendo che la scelta è stata
dettata dalla necessità : “Dal momento che l’estrema sinistra è
occupata dagli uomini di Togliatti, per logica coerenza, agli uomini
del MSI non rimaneva se non collocarsi al contrario di costoro”.
Menzogne pietose ed infami perché i profittatori del fascismo ( De
Marsanich, Michelini, Almirante ) che con il concorso e
l’autorizzazione dei servizi segreti americani, del Vaticano, della
Democrazia cristiana e della Confindustria avevano già stabilito fin
dal sorgere di un partito che di italiano non aveva né il nome né il
simbolo, ( erano di fatti mutuati dal Movimento sociale francese) di
utilizzare la figura di Benito Mussolini e i caduti fascisti della
Repubblica sociale per creare una destra nazionale che si collocasse
esattamente all’opposto del fascismo, delle sue origini, tradizioni
e di idee. Una destra classica, tradizionale, nazionalista,
conservatrice e reazionaria, clericale e capitalista.
Hanno impiegato anni, i profittatori del fascismo, per spezzare la
resistenza di quanti non accettavano la loro politica
filo-atlantica, filo- monarchica, filo-vaticana ma, alla fine, alla
metà degli ’50 i fascisti sono stati emarginati, espulsi, ridotti al
silenzio ed all’impotenza. A rappresentare il fascismo e la
Repubblica sociale italiana, i loro ideali e i loro caduti, ci sono
rimasti loro, Michelini che non aveva mai aderito alla Rsi, Borghese
che aveva fatto il doppio gioco con gli alleati, Almirante che
l’antifascismo non aveva mai processato, Servello nel 1945 scriveva
contro i fascisti su un giornale della V armata americana , tutti
impegnati fare nel nome di un’eredità che non gli apparteneva una
politica opposta a quella fascista. Da un fascismo che stava dalla
parte degli operai si è così passati ad una destra di Stato che
chiedeva di agire contro gli operai: il 10 marzo 1967, l’insigne
studioso e grande reazionario Giulio Cesare Evola, dalle pagine di “
Noi Europa. Periodico per l’Ordine nuovo” diretto dallo spione Pino
Rauti si rivolgeva a Giorgio Almirante scrivendo : “ Avrei avuto
piacere che tu avessi dichiarato che, dato lo stato attuale,
santissimo cosa sarebbe, ove fosse possibile, l’insorgere di
elementi sani della Nazione fino a formare squadre d’azione per
combattere la sovversione e distruggere i focolari, compresa quella
degli sfacciati ricatti sociali e politico- sociali che sono gli
scioperi”.L’accorato appello del vecchio conservatore è raccolto. Il
6 luglio 1970, una nota informativa del ministero degli Interni
rivela che Giorgio Almirante ha deciso la costituzione di “ quattro
raggruppamenti antisciopero” per boicottare lo sciopero generale
indetto per il giorno successivo 7 luglio. Il 16 luglio 1970, Luigi
Cavallo indirizza ad un “Gentilissimo Avvocato” della Fiat una
lettera in cui lo informa, fra l’altro : “…Attivismo d’urto. Abbiamo
organizzato finora 4 squadrette. La prima, costituita tramite Abelli
( Tullio Abelli – vicesegretario nazionale del Msi – ndr ) è
composta da 4 milanesi, altre due squadrette costituite tramite il
principe Borghese ( Junio Valerio Borghese, iscritto al Msi e
presidente del Fronte Nazionale – ndr ) sono costituite da
piemontesi. Abbiamo fornito loro targhe false, parrucche da
capelloni e tubi di gomma. Infine abbiamo una quarta squadretta
nostra di ‘professionisti’ milanesi per i lavori più importanti”.
La “camicia nera e la tuta blu scura dell’operaio” che costituivano
la divisa delle squadre d’azione del Partito fascista repubblicano
di Alessandro Pavolini sono un ricordo remoto. I profittatori del
fascismo, gli sciacalli che si occultano dietro le migliaia di
cadaveri dei fascisti caduti combattendo nella guerra dell’ “oro
contro il sangue” ora reclutano picchiatori per conto del
“gentilissimo avvocato” tramite un uomo dei servizi di sicurezza
come Luigi Cavallo, per aggredire gli operai.
Così è nata e si è sviluppata quella destra che ancora oggi tanti,
troppi hanno l’improntitudine di spacciare per “fascista”, anche se
ormai sul fascismo e sui fascisti ci sputano allegramente sopra
rivendicando a questo punto le loro origini missine, anche se
qualche sparuto gruppo non ha ancora rinunciato a sfilare talvolta
in camicia nera e saluto romano per prendere i voti di quanti non si
sono ancora rassegnati al tradimento dei loro ex capi e capetti.
Sono gli “irriducibili” di Silvio Berlusconi, il nuovo capo del
centro-destra, con i suoi 4500 miliardi di capitale personale, i
suoi processi quasi tutti conclusisi per proscioglimento per
prescrizione che fanno di lui un pregiudicato puntualmente lasciato
impunito da una pavida magistratura, sempre attenta agli interessi
dei potenti. Sotto il nome ed il simbolo del Popolo della libertà
(provvisoria) ci è andato di corsa, scodinzolando giolivo,
Gianfranco Fini ed i suoi fidi Alemanno, Gasparri, Landolfi ecc.
Si è intruppata la “capa” degli ex nazifascisti del Sid e degli
affari riservati di Avanguardia Nazionale l’ex soubrette Alessandra
Mussolini, mentre l’altra ‘capa’ dei feroci neofascisti romani alla
Storace, la miliardaria Daniela Santachè, rispettivamente alla testa
di raggruppamenti che si chiamano “Destra sociale” e semplicemente
“La Destra”, si è defilata. Non si comprende l’aggiunta del termine
“sociale” al gruppo politico rappresentato da Alessandra Mussolini,
visto che con il popolo delle borgate romane ha in comune solo il
colorito linguaggio come i suoi eleganti e signorili dibattiti
televisivi hanno spesso volentieri evidenziato, mentre almeno la
Santachè dichiara apertamente di essere la “destra” che concilia
miliardi e santini, feste e Padre Pio. Una destra che non riesce più
ad essere credibile nemmeno quando parla di “legge e ordine”.Mentre
si paventa la minaccia della nomina di Ignazio La Russa a ministro
della Giustizia, è doveroso ricordare che la federazione del Msi di
Milano, dove il La Russa è stato magna pars, ha avuto per attivisti
il fior fiore dei delinquenti milanesi che hanno rubato, spacciato,
ammazzato, sequestrato contando sempre sulla difesa processuale di
“Ignazio” come lo chiamavano confidenzialmente. Perfino il
segretario del Fronte della gioventù milanese Luigi Radice, si è
dedicato ai sequestri di persona. E se La Russa ha saputo educare in
questo modo i suoi militanti alla “legge e all’ordine” chi chiamerà
come vice ministro Marcello Dell’Utri?
Si dice, lo dicono i sondaggi, per quello che valgono a distanza di
due mesi dalle elezioni, che vincerà il centro-destra, questo
centro-destra. Può essere.
In un Paese in cui i due maggiori partiti sono quelli della libertà
( provvisoria ) e della “disgrazia” permanente, gli italiani
voteranno per coloro che sapranno raccontare meglio le loro
menzogne. Astenersi dal voto , però è un errore perché esistono
migliaia di italiani onesti che magari nei piccoli paesi presentano
liste civiche che non intendono, né possono risolvere i problemi
italiani ma quelli locali sì, portando una ventata di onestà, di
pulizia morale, di etica in una Nazione che non ne ha più. E non
importa se le loro idee siano di sinistra, purché non veltroniana,
meglio se non ne hanno di idee politiche ma solo voglia di
affrontare problemi concreti perché questo è popolo, quello stesso
popolo di cui noi facciamo parte, con i quali condividiamo gli
stessi problemi di vita e di sopravvivenza, al quale apparteniamo e
che ci appartiene, per il quale, a sua insaputa ci siamo sempre
battuti, ci battiamo e continueremo a batterci perché un giorno
riscopra di essere popolo e non merce da acquistare da questo o da
quel gruppo di miliardari che con promesse, giornali e televisioni
hanno addormentato la sua coscienza, la sua mente ed il suo cuore.
Per questa ragione, se voto deve essere dato sarà sempre contro la
destra, se azione deve essere fatta sarà compiuta contro la destra
degli ipocriti, dei preti, dei padroni che oggi comandano più di
ieri.
Contro la destra, quindi, ora e sempre.
Vincenzo Vinciguerra Opera, 25 febbraio 2008