DALLA PARTE DEGLI ONESTI
Antonio Di Pietro non ci piace. Non condividiamo nulla di un
personaggio che ha fatto carriera politica sfruttando quanto aveva
potuto fare come magistrato, sulla cui correttezza abbiamo sempre
nutrito leciti dubbi.
Ma, l'avversione per il personaggio Di Pietro non ci impedisce di
partecipare alla battaglia referendaria per l'abolizione del"lodo
Alfano", cioè di quella legge che ha garantito l'impunità a Silvio
Berlusconi e create le premesse per averlo presidente della
Repubblica,dopo averlo sopportato come presidente del Consiglio,
promossa dall'ex magistrato.
Non è una contraddizione. Il referendum, proposto dal leader
dell'Italia dei valori, è il mezzo idoneo per valutare la percezione
che gli italiani hanno dell'onestà, intesa come valore di base della
società civile in tutti i campi, primo quello politico. Non è
importante vincerlo o perderlo, perché è già scontato che tutti i
mezzi di comunicazione di massa faranno ogni cosa per convincere gli
italiani a non andare a votare in modo che il referendum fallisca.
Sappiamo, purtroppo, quanta influenza hanno stampa e televisioni su
un'opinione pubblica che ha perduto la voglia di ragionare con la
propria testa per affidarsi alle indicazioni di commentatori,
"esperti" e manipolatori di varia estrazione che con argomenti
suggestivi e voce suadente si rivolgono alle masse dalle pagine di
giornali "indipendenti" e da studi televisivi per dire loro quello
che giusto fare o che è sbagliato credere. Nell'era del "Grande
fratello" sono riusciti a portare un pregiudicato ai vertici della
Nazione, difficile pensare che non riescano a mantenerlo al proprio
posto di presidente del Consiglio. Tanto più,che accanto ai sette
volte prescritto Silvio Berlusconi ed al suo ministro della
Giustizia ci sono la Confindustria, la Chiesa cattolica e, insieme
al centro-destra quasi tutto il centro-sinistra.
Tutta l'Italia che "conta", politica, finanziaria, confindustriale,
clericale è schierata con il "padrino" e con i suoi picciotti, forte
dei suoi 25 miliardi di dollari di capitale personale, del suo
servilismo nei confronti degli Stati uniti, delle sue genuflessioni
e generose elargizioni al Vaticano che gli garantiscono sostegno
internazionale e benedizioni papali. Il referendum, quindi, si
rivolge all'Italia che non "conta", a quella che subisce e patisce,
che non ha i soldi per arrivare alla fine del mese, che si deve
indebitare per mandare i figli a scuola, che ha paura a camminare
per le strade infestate da malavitosi di ogni tipo, smarrita e
abbandonata a sé stessa.
E' solo in quest'Italia, però, che ancora esistono gli onesti e
l'onestà. Ad essa si rivolge il referendum con la speranza che siano
comunque tanti a rispondere ad un appello che non è contro Silvio
Berlusconi che, comunque, la magistratura riuscirà a tenere, a tutti
i costi, fuori dalle patrie galere, quanto a favore della riscoperta
dell'onestà personale e collettiva.
Non è vero che il referendum serva a riaffermare il principio
dell'eguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge, perchè mai
quest'ultimo è stato rispettato in questo Paese.
Si può dire, viceversa, che esso è stato costantemente violato
proprio dai magistrati italiani che, sempre, hanno avuto modo di
esercitare una giustizia ambivalente, quella che vale per i potenti
e i "protetti" dalle forze politiche e quella che vale per i
cittadini comuni. Non potrà essere il "compagno" Gerardo D'Ambrosio
a smentire, visto che furono proprio lui ed i suoi colleghi della
procura della Repubblica di Milano a chiedere per Adriano Sofri,
Ovidio Bompressi e Giorgio Pietrostefani una condanna a 24 anni di
reclusione, con la segreta speranza che la Corte concedesse ai tre
imputati le attenuanti generiche determinando una condanna che di
fatto, dopo pochi anni, avrebbe fatto scattare la prescrizione del
reato. Se si considera che i tre erano accusati di omicidio
volontario aggravato dalla premeditazione e dalla finalità eversive
nei confronti di un commissario di Pubblica sicurezza, che non erano
pentiti né dissociati perché si proclamavano innocenti, la pena
avrebbe dovuta essere una sola, quella sempre comminata in questi
casi da tutti i Tribunali della Repubblica: l'ergastolo. Ma se la
pubblica accusa chiede 24 anni, la Corte ne commina 22, aggiungendo
ingiustizia all'ingiustizia e dando al Paese lo spettacolo
vergognoso di una giustizia che si piega alle pretese della politica
scesa in campo per difendere Adriano Sofri ed i suoi colleghi di
Lotta continua.
Del resto, non è stato Silvio Berlusconi ad inaugurare il sistema
delle leggi ad personam. Fu la sinistra a reclamare e ad ottenere
l'approvazione della legge sulla riduzione dei termini di custodia
cautelare per favorire la scarcerazione di Pietro Valpreda, presunto
"innocente" nel processo per la strage di piazza Fontana.
Fu ancora il centro-sinistra a pretendere la modifica della
disciplina sulla revisione dei processi, con la legge del 23
novembre 1998 n. 405 per favorire il solito Adriano Sofri dopo che
la Corte di appello di Milano aveva rigettato la sua istanza intesa
ad ottenere la revisione del processo per l'omicidio di Luigi
Calabresi.
Appare, quindi, del tutto normale che il Partito democratico,
guidato da Walter Veltroni, prenda le distanze da Antonio Di Pietro
e dal suo referendum per l'abolizione del "lodo Alfano" che
garantisce l'impunità a vita a Silvio Berlusconi.
Non sono i Veltroni, i D'Alema, i Fassino,i D'Ambrosio a poter
condannare il presidente del Consiglio attuale per aver quanto loro
avevano fatto prima di lui per favorire amici e compagni.
La corrotta classe dirigente italiana, nel suo insieme, ha troppi
scheletri nell'armadio, troppi accordi sottobanco, presi
all'insaputa dei loro elettori e turlupinando l'opinione pubblica
per poter fare una battaglia a favore dell'eguaglianza dei cittadini
dinanzi alla legge.
Loro la legge l'hanno sempre calpestata per favorire i propri
interessi e quelli degli amici,e non possono ora rimproverare Silvio
Berlusconi di fare altrettanto per sé stesso ed i suoi colleghi.
Escluso, quindi, che il referendum di Antonio Di Pietro possa
servire a ristabilire il principio costituzionale dell'eguaglianza
dei cittadini dinanzi alla legge, rimane il fatto che esso può
servire per il conteggio di quanti italiani siano, oggi, convinti
che l'onestà debba essere alla base di ogni comportamento pubblico e
privato e che, inoltre, sia il requisito primo ed indispensabile di
coloro che vogliono fare politica, cioè vogliono servire gli
interessi della collettività e non i propri.
Sessant'anni di demagogia antifascista mascherata da umanitarismo di
accatto hanno trasformato l'Italia nel paese della malavita, dove
l'illecito è lecito, anzi doveroso perche favorisce gli interessi di
partito e quelli personali, dove si fanno statue e si intitolano
strade ad un ladrone di pubblico denaro come Bettino Craxi solo
perché la classe politica conviene, oggi, che è stato ingiusto far
scontare solo a lui quello che facevano tutti insieme.
E se è considerato e celebrato come "martire" della Patria un
bandito come Craxi, se si fanno campagne stampa e televisive per
chiedere la concessione dalla grazia presidenziale ad un rifiuto
della società come Renato Vallanzasca, talmente "ravveduto" da
girare all'interno del carcere di Opera con magliette personalizzate
recanti sul petto a caratteri cubitali il suo cognome trasudando
boria da ogni poro, allora è veramente necessario contarsi per
verificare quanti siamo rimasti a credere nell'onestà come valore da
porre a fondamento della nostra vita privata e pubblica.
Antonio Di Pietro non ha concepito il referendum con questo nostro
proposito. Lui ha fatto una mossa politica e, contestualmente, ha
cercato di ingannare gli italiani raccontando la favola di una
magistratura che si è sentita defraudata da Silvio Berlusconi del
potere e del dovere di applicare la legge secondo il criterio di
eguaglianza.
Al di là delle intenzioni di Di Pietro, il referendum rappresenta
un'occasione unica ed irripetibile per valutare i danni prodotti dal
regime mafioso che governa il Paese dal lontano 1943.
Gli italiani che voteranno a favore dell'abolizione del lodo Alfano
mostreranno di aspirare ad un cambiamento radicale della classe
politica e della mentalità del Paese.
Gli altri, quelli che non voteranno o voteranno contro continueranno
a stringere la mano ,a questi politici facendo ben attenzione, poi,
a contarsi le dita .
Contenti loro !
Vincenzo Vinciguerra Opera, 16 settembre 2008