LA GIUSTIZIA DEL NANO FEROCE

La politica della sicurezza del governo di Silvio Berlusconi è fallita.

Tutti i reati sono in aumento così come la percezione di paura degli italiani, alle prese con rapine, aggressioni, furti, sparatorie ed omicidi, spaccio di droga ed emigrazione clandestina.

Silvio Berlusconi, nella versione del "nano feroce", è riuscito ad allontanare qualche zingaro, a spaventare qualche barbone, a far desistere alcuni lavavetri, ma per il resto tutto il desolante quadro del disordine nel Paese è rimasto immutato.

Fallita la prevenzione, nonostante l'incredibile utilizzo dell'esercito in servizio di ordine pubblico, rimane pressoché costante l'incapacità di reprimere della magistratura italiana che brancola nell'oscurità delle norme di un diritto penale e civile di cui ha smarrito da tanto tempo senso e significato.

Incapace di dare una risposta al grido di giustizia che si leva dal Paese, la dipendente magistratura italiana che mai ha avuto il senso della giustizia ma solo quello Stato che, per mera coincidenza, garantisce carriere e stipendi, riesce ad essere costante, sul piano della repressione, solo nei confronti degli oppositore politici.

Assistiamo così allo spettacolo di una magistratura milanese che giudica il generale dei carabinieri Giampaolo Ganzer, comandante dei Ros, per associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga a piede libero, anzi nell'esercizio delle sue funzioni con puntuali e grottesche apparizioni televisive in occasione di operazioni anti-droga affiancato dai magistrati di turno, mentre altri magistrati ritengono loro dovere lasciare in libertà e in servizio presso la Polfer di Firenze, l'agente di Ps Spaccarotella, imputato di omicidio volontario nei confronti del giovane Gabriele Sandri.

Dinanzi a queste scelte, contrapposte ad esse c'è la severità con la quale i magistrati italiani e milanesi ritengono di dover reprimere chi non la pensa come "nano feroce" ed i suoi colleghi di maggioranza e di opposizione.

Ne abbiamo già parlato, ma è doveroso da parte nostra che della libertà e della giustizia conserviamo ancora il senso ed il significato, tornare sul caso di Norberto Scordo, Simone Simonetti e Davide Cancelli, arrestati a Milano il 19 luglio di quest'anno, condannati a sei mesi di reclusione per rissa e ancora detenuti.

Sì, nell'Italia dei Ganzer e dei Spaccarotella, in libertà e in servizio, tre giovani coinvolti in una rissa che non hanno cercato né provocato, in questa città di Milano, nel corso della quale nessuno è rimasto seriamente ferito, debbono restare per volontà dei magistrati in carcere, in custodia cautelare perché socialmente pericolosi.

Aggrediti da una ventina di punkabestia che non gradivano la loro presenza in una zona che ritengono di loro pertinenza, i tre giovani si sono difesi come hanno potuto e hanno saputo, tanto che uno degli aggressori riportava lievi lesioni guaribili in nove giorni.

La polizia, intervenuta con celerità, non aveva i mezzi per portare tutti in Questura (sarebbe omissioni in atti di ufficio e favoreggiamento personale nei confronti degli aggressori), così si accontenta di fermare nove dei protagonisti dello scontro, sei dei quali rimessi in libertà dal magistrato perché, sebbene condannati, sono di quella sinistra che finge di stare all'opposizione ma riesce solo ad opporsi agli oppositori autentici del regime e del sistema.

Norberto Scordo, Davide Cancelli e Simone Simonetti, viceversa, non appartengono alla destra, altrimenti sarebbero intervenuti i La Russa, i De Corato, altri esponenti di "Alleanza nazionale" che sono rimasti sempre in assoluto silenzio perché di ingiustizia vivono e si nutrono, incapaci quindi di protestare per un accanimento che non ha giustificazioni nella personalità e nei comportamenti dei tre giovani.

Non sono di destra, tantomeno di centro, sono giovani che conservano la memoria di un'Italia che va scomparendo, della sua storia, dei suoi ideali, del suo passato e che, vengono, indicati come "naziskin", termine che in concreto è fuorviante.

Il presidente del Tribunale del riesame di Milano, Maria Cristina Mannocci, ancora il 6 novembre scorso ha ritenuto di dovergli negare gli arresti domiciliari "considerata..la natura ed intensità del pericolo suindicato" rappresentato da tre giovani che si sono difesi, senza scappare, dall'assalto di una ventina di punkabestia.

La dottoressa Mannocci è un magistrato che, come tutti i suoi colleghi, ritiene che la legalità vada difesa solo nel caso che gli imputati siano allineati con la politica del sistema dei partiti, perché in tal caso c'è la possibilità di qualche articolo giornalistico, di un servizio televisivo, di un'interrogazione parlamentare che solleciti l'intervento del ministro della Giustizia, in caso contrario c'è solo il silenzio degli italici garantisti d'accatto di destra e di sinistra, quindi si può procedere con un durezza che, se rapportata a casi come quelli citati di Ganzer (imputato a Milano) e di Spaccarotella, denuncia la sudditanza di un sistema giudiziario ai voleri del potere, comunque dominante.

Difendersi da un'aggressione, senza fuggire nonostante la sproporzione numerica, non è un reato, sempre che non si sia schedati come "naziskin" perché, in tal caso, la colpa è quella di esistere ancora nonostante l'impegno di Gianfranco Fini, Ignazio La Russa e soci di cancellare ogni traccia di ideali che furono fascisti e italiani e in quanto tali, da estirpare dalle menti e dai cuori di ragazzi che vanno intruppati, in un modo o in altro, nelle file dell'antifascismo permanente.

Non esiste memoria, in questo Paese, di una detenzione cautelare imposta ai tre imputati condannati a sei mesi di reclusione per uno scontro fisico con avversari politici che rivendicano il controllo del territorio, secondo una logica di stampo mafioso.

In un tribunale dove è stato sospeso il processo a Silvio Berlusconi per consentirgli di fare la campagna elettorale, ovvero per "ragioni di opportunità", in cui si è calpestata l'eguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge evitando di emettere un mandato di cattura, peraltro obbligatorio, nei confronti del generale Giampaolo Ganzer, non si arretra dinanzi al ridicolo di detenere tre giovani lavoratori in un carcere che è sovraffollato, che è previsto solo reati gravissimi come, ad esempio, l'associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga o l'omicidio volontario.

Perché è grottesca questa decisione di negare ancora una volta gli arresti domiciliari ai tre ragazzi, che sarebbero pericolosi solo perché ritengono di avere il diritto di circolare per Milano, senza limitazioni territoriali, mentre sono innocui quanti, ad esempio, uccidono al volante di macchine lanciate a folli velocità, in stato di ubriachezza e drogati, subito posti agli arresti domiciliari o in libertà perché colpevoli "solo" di omicidio colposo.

Questa la giustizia giusta proclamata dal "nano feroce" e dai suoi alleati, che però non deve valere per chi non si adegua ad un regime per il quale la guerra mondiale non è mai finita e l'epurazione è la costante perenne di un antifascismo consapevole che per quanti rinnegati (Fini, La Russa e colleghi) possano approdare ai suoi lidi tanti altri, la maggioranza, per lo più giovani e giovanissimi riaffermano la loro fedeltà a quella che è stata la bandiera dell'onore.

Vincenzo Vinciguerra

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