LA SPIRALE DELL'ODIO

Sono passati oltre quarant'anni da quando la sinistra italiana scoprì l'esigenza di lottare contro il fascismo, rappresentato da ragazzi dai quindici ai venti anni o poco più. Fu Adriano Sofri ad organizzare scientificamente la caccia all'uomo pubblicando sul suo giornale nomi, cognomi, indirizzi, luoghi di ritrovo, istituti scolastici dei ragazzi che i "lottatori continui" individuavano come "fascisti" .Ne seguirono morti, feriti, invalidi, in quella che fu un'autentica guerra civile che si è, nel tempo, attenuata ma non del tutto spenta, se ancora oggi i giovani dei centri sociali si ritengono autorizzati ad aggredire i giovani "fascisti" che transitano nelle loro zone o si fermano in queste a bere un caffè in un bar. Ed esattamente quanto è accaduto, nel mese di luglio, a Milano,ai danni di Norberto Scordo, Simone Simonetti e Davide Cancelli. La tattica è sempre identica: una ventina di "compagni" dei centri sociali intercettano Simonetti e Cancelli mentre transitano in quella che ritengono la loro zona, ed iniziano a seguirli con l'intenzione di dare loro una "lezione".I due ragazzi hanno appuntamento in un bar dove li attende Norberto Scordo e, qui, dal gruppo dei "compagni" aumentato ancora per l'arrivo di altri giovani dei centri sociali, inizia un fitto lancio di bottiglie contro i tre giovani "fascisti".
E' destino, a quanto pare, dei "compagni" fare la fine dei pifferi di montagna che arrivano per suonare e vengono suonati. I tre giovani aggrediti, invece di fuggire, forti della loro giovinezza, del loro coraggio e della loro prestanza fisica reagiscono, a mani nude, fino ad arrivare a contatto con gli avversari che hanno la peggio, nonostante il numero, "perdendo" due dei loro, intontiti dagli schiaffoni fascisti. A questi punto, la maggioranza dei "compagni" , scoperto che picchiare fascisti non è facile come furmare uno spinello, batte in ritirata mentre i superstiti si preoccupano di attendere l'arrivo della polizia che dovrà fare quello che loro non stati all'altezza di portare a termine, far allontanare Scordo, Simonetti e Cancelli.
Nella loro solerzia poliziesca, i "compagni" dei centri sociali sì spingono ad indicare agli agenti delle "volanti" Davide che si trovava all'interno di un bar, in modo da garantirsi che venga "fermato".
la polizia non ha i mezzi per portare tutti in Questura, quindi si accontenta di fermare 5-6 elementi dei centri sociali e i tre giovani "fascisti" La realtà che si presenta agli occhi degli agenti intervenuti non necessita di indagini o di interpretazioni, perché il numero stesso dei contendenti chiarisce, da solo, chi sono gli aggressori e chi gli aggrediti. II rapporto, però, non viene redatto dagli agenti intervenuti sul posto, ma da uno in forza alla Digos che nulla ha visto o sentito, ma che si ritiene in obbligo di reprimere l'audacia di tre giovani che osano avventurarsi in una zona controllata dai "compagni" dei centri sociali. Giustizia in questo Paese è una parola vana, per coloro che sono all'opposizione reale del regime e della sua oligarchia, così che il procedimento penale si conclude nella maniera più scontata e grottesca, con gli aggressori puntualmente prosciolti e trasformati in parte lesa e Scordo, Simonetti e Cancelli condannati a sei mesi di reclusione. I giudici di Milano fanno peggio: i tre giovani sono incensurati, ma vengono loro negati gli arresti domiciliari perché la loro "colpa" merita il carcere. Nessun garantista bela una sia pur flebile protesta. I "fascisti" non hanno difensori perché, per quelli che non sono collegati alla Questura, ai
carabinieri, ai servizi segreti civili e militari, non ci sono diritti riconosciuti dalla Costituzione e dal codice penale.
Polizia e magistratura avallano la pretesa di stampo mafioso dei centri sociali milanesi di controllare il loro territorio, arrogandosi il diritto di decidere chi deve transitare o fermarsi in un bar, e chi invece non deve perché la sua presenza rappresenta una provocazione "fascista".

Milano non è Palermo.

I componenti dei centri sociali non sono una "famiglia" mafiosa che controlla il proprio quartiere, ma sono autorizzati dalle istituzioni del regime a comportarsi come tale.L'esito giudiziario delle vicenda che ha visti coinvolti Norberto Scordo, Simone Simonetti e Davide Cancelli legittima le pretese dei centri sociali che vedono completare la loro opera dalla polizia e dalla magistratura, così che dove nulla può la loro forza, riesce ad ottenere lo stesso risultato lo Stato attuale che usa le manette e la galera. Non basta esprimere solidarietà a Norberto, Simone e Davide.Bisogna fare altro e di più, come denunciare pubblicamente i comportamenti non solo dei "compagni", patetici nella loro lotta antifascista, ma anche - e soprattutto - quelli della polizia e della magistratura il cui accanimento nei confronti di giovani che esprimono idee e credono in valori non condivisi dall'oligarchia dominante è noto da sempre.
Come già "Lotta continua", "Potere operaio", "Avanguardia operaia", le Brigate rosse, anche i centri sociali sono funzionali al sistema e, come i loro predecessori non contestano il potere dominante ma chi ad esso si oppone. Una verità che appare in tutta la sua evidenza se è vero che i "compagni" non osano contestare quelli di "Alleanza nazionale" perché, ormai da anni scopertamente schierati con. le forze antifasciste che governano questo paese dall'8 settembre 1943, ma solo coloro che non si sono ancora piegati alla logica prevaricatrice dei vincitori stranieri e dei loro servi italioti.
Una scelta furba ed accorta che squalifica i "compagni" dei centri sociali che sono forti con coloro che ritengono deboli, nel senso che non hanno protezioni politiche e istituzionali, e deboli con quello Stato che, a parole - e solo a quelle - contestano sporadicamente su fatti che poco o nulla interessano il popolo italiano. Norberto, Simone, Davide non sono di destra, così come non lo sono Enrico, Alessandro, Luigi e tanti altri che si sono trovati a fronteggiare le aggressioni dei componenti dei centri sociali, prima, e la repressione poliziesca e giudiziaria, dopo. Questa è la loro "colpa": non essere allineati con partiti e movimenti del regime, quindi essere incasellati fra i pochi che sono potenzialmente eversivi,non per quello che fanno ma per quello che pensano. Non si possono confinare tre giovani incensurati in carcere per sei mesi, solo perché hanno reagito all'aggressione di tanti contro pochi, nel silenzio di tutti quasi che sia normale un comportamento del genere da parte di una magistratura che, a suo tempo, non si è vergognata di rimettere subito in libertà Adriano Sofri, Ovidio Bompressi e Giorgio Pietrostefani accusati di omicidio volontario premeditato,aggravato dalle finalità di terrorismo,nei confronti del commissario di Ps Luigi Calabresi. Norberto, Davide e Simone sono riusciti, esclusivamente con il loro coraggio e la loro forza fisica, a non finire in un ospedale dove avrebbero voluto mandarli i "compagni" dei centri sociali.
Devono stare in carcere per questa ragione?
La domanda è legittima, perché scorrendo gli articoli del codice di procedura penale si scopre che la custodia cautelare in carcere è prevista solo per reati gravissimi,o in presenza di inquinamento delle prove, reiterazione del reato e pericolo di fuga. Gli arresti domiciliari per gli aggrediti, contrapposti alla libertà concessa agli aggressori, avrebbero rappresentato l'ingiustizia minore, ma anche questa è stata ritenuta insufficiente e gli è sia stata preferita quella totale della carcerazione.
Così si alimenta la spirale dell'odio, mantenendo unito un fronte in cui ignoranza storica e politica si fonde con l'arroganza poliziesca e l'ingiustizia togata di un Italia che sarà democratica ed antifascista ma non rappresentativa degli italiani e dei loro diritti quotidianamente
violati.

Vincenzo Vinciguerra Opera, 7 settembre 2008

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