LIBERTA' INTERIORE

Avvenimenti recenti impongono una riflessione a voce alta sul concetto di libertà, parola quanto abusata specie in democrazia dove tutti ritengono di essere liberi, mentre pochi si accorgono che la libertà di mangiare, dormire, lavorare, procreare, defecare esiste anche nei paesi totalitari e,di conseguenza, sotto questo profilo non esiste al mondo un uomo che sia privato della sua libertà.
Viceversa, se valutiamo le libertà politiche vediamo che,in democrazia, tutti sono teoricamente liberi di dire ciò che pensano ma nessuno, che non sia facente parte delle oligarchie al potere, riesce mai a divulgare il suo pensiero perché le case editrici non pubblicano i suoi libri, i distributori non li vendono, le televisioni non fanno servizi, i giornalisti non accettano di fare interviste, i critici non recensiscono gli scritti, per cui è giocoforza tacere per obbligo. Gli strumenti usati dal potere sono diversi da quelli in uso negli Stati totalitari, dove si preferisce utilizzare la polizia politica, ma il risultato è identico.In democrazia, cento, mille giornali diversi, teoricamente indipendenti, riportano tutti le stesse notizie, fanno i medesimi commenti, operano in silenzio ogni censura evitando di pubblicare quanto può suscitare interrogativi nell'opinione pubblica e danneggiare la casta dominante. Negli Stati totalitari esiste, spesso, un solo giornale ufficiale ma il risultato con quello che accade in democrazia è identico.
In un Paese, come l'Italia, come un governatore della Banca d'Italia che conoscevano pochi intimi è riuscito a divenire ministro, presidente del Consiglio e, infine, presidente della Repubblica senza che mai si sia presentato agli italiani ai quali, viceversa, è stato imposto dai partiti e dalla stampa scritta e televisiva; dove un pregiudicato come Silvio Berlusconi può fare il presidente del Consiglio,e una caterva di parlamentari sconosciuti agli italiani, perché dagli italiani mai eletti bensì scelti dalle segreterie dei partiti politici, parlare di libertà è grottesco.
Al posto di un dittatore, abbiamo cento tirannelli stercorari, dalla fedina penale e dalla coscienza sporca,che fanno e disfano in nome del popolo sovrano, aggiungendo al danno la beffa della derisione nei confronti di sessanta milioni di cittadini, che possono, in realtà, solo subire un potere che da essi non scaturisce e che non gli appartiene.
Ma esiste anche un'altra libertà, di quelle che non possono essere soffocate né con la forza, né con l'inganno, che si definisce interiore, perché tutto ha a che fare con la propria coscienza e nulla con l'esigenza di apparire simile agli altri.
Il concetto di libertà interiore è andato smarrito. Sempre meno sono gli uomini e le donne che sacrificano, con gioia, la libertà esteriore per chiudersi nella clausura di un convento rifiutando per sempre il contatto con il mondo esterno, sia pure solo familiare.
Chi privilegia oggi la ricerca del divino rifiutando tutto ciò che è umano, estraniandosi dal mondo per restare a confronto costante e quotidiano con il proprio "io" e la propria coscienza?
Oggi, la Chiesa cattolica ha perduto il senso della religiosità, preferisce organizzare concorsi di bellezza per le suore, dimostrando che non sa più cosa sia le bellezza interiore e, soprattutto, la libertà dell'anima, della mente e della coscienza.
Se tutto questo è stato cancellato in campo religioso, ben pochi riescono a comprendere che il concetto di libertà interiore possa esistere in campo laico, addirittura in quello politico, incredibilmente in quel mondo politico dove si riconosce - e si è praticata - una guerra guerreggiata come facente parte della politica stessa. Figurarsi,poi, se si accetta che questa libertà interiore possa esistere in un prigioniero dello Stato, libero nella sua coscienza, nelle sue azioni, nelle sue scelte e nei suoi pensieri.
Si può essere liberi all'interno di un carcere?
La sola domanda mette in crisi gli interlocutori, i quali si sentono presi in giro perché non è, per loro, concepibile che la libertà, quella vera, autentica,reale,possa esistere dentro una laida cella di un carcere italiano.
No, anche persone di notevole spessore culturale rifiutano l'idea che carcere e libertà siano compatibili.
Il detenuto, come si compiacciono di definirlo, vive sognando la libertà di mangiare, dormire, procreare, lavorare (qualche volta) e defecare fuori dalle mura di un carcere . Perbacco, non è assolutamente accettabile che si scelga di vivere e di morire all'interno di un carcere, rinunciando a tutti i piaceri della vita, alle sue comodità, alla libertà di movimento, a vivere in una propria casa, a stabilire un rapporto affettivo.
Cos'è un uomo, per tutti costoro, se non un corpo che soffre le restrizioni della detenzione? E che altro mai può essere?
Che abbia un'anima, una coscienza, una mente, un ideale, non lo sospettano nemmeno.
Se un uomo uccide per la causa vincente, diviene premio Nobel per la pace e primo ministro, magari d'Israele,(il riferimento al noto massacratore di donne e bambini arabi, Menachem Begin, è voluto), se invece uccide soldati per una causa perdente è un assassino.
E può un "assassino" avere una libertà interiore di cui non conosce l'esistenza nemmeno il cardinale Bagnasco?
No, certo. Così ragionano i piccoli uomini che vantano, magari, numerose lauree ma da quell'insieme di confuse nozioni nulla hanno saputo trarre per comprendere il mistero di chi vive sognando ad occhi aperti l'avvento di un era in cui la parola uomo si possa scrivere finalmente con la U maiuscola, come si deve a chi dovrà il riflesso del divino sulla Terra.

Vincenzo Vinciguerra Opera, 12 settembre 2008

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