MA L'INFAMIA NON SI PRESCRIVE
Il14 luglio 2008, a distanza di sette anni dai fatti, il Tribunale
di Genova ha emesso la sentenza contro agenti e funzionari di Ps,
carabinieri, agenti di polizia penitenziaria, medici penitenziari,
per le sevizie fisiche e psicologiche inflitte ai giovani arrestati
nel corso degli incidenti avvenuti nel capoluogo ligure durante il
G.8 e trattenuti nella caserma di Bolzaneto. Il Tribunale di Genova,
presieduto da Renato Delucchi, ha assolto 30 degli imputati e ne ha
condannati solo 15 a pene varianti dai 5 anni ai 2 mesi di
reclusione, per un totale di 24 anni sui 76 anni che aveva
richiesto la pubblica accusa. La condanna più alta per l'ispettore
della polizia penitenziaria Anton Biagio Gugliotta (5 anni), a
conferma puntuale del livello morale dei carcerieri italiani;2 anni
e 4 mesi, al vicequestore Alessandro Perugini, ripreso mentre è
intento a prendere a calci in faccia un ragazzino di soli 16 anni,
già a terra e pestato dagli altri poliziotti; 2 anni e 4 mesi ad
Anna Poggi che scherniva gli arrestati denudati. C'è tutto nelle
fasi atroci della detenzione di ragazzi e ragazze nella caserma di
Bolzaneto: l'arresto illegale, gli insulti, le botte, le
umiliazioni, le torture. Non manca nulla per equiparare., la caserma
di Bolzaneto ai carceri iracheni, dove americani e britannici,
uomini e donne, si "divertivano" per ordini superiori a seviziare in
mille modi i prigionieri.
Ma, qui, in Italia, una notizia veloce nei telegiornali, un articolo
di giornale il giorno successivo e il caso è chiuso per la stampa,
che ancora pretende di definirsi libera e indipendente, per la
politica impegnata a salvare il pregiudicato ed imputato per
corruzione giudiziaria Silvio Berlusconi, per la magistratura che ha
centellinato i tempi e configurato i reati in modo tale da giungere
alla loro prescrizione che scatterà nel mese di gennaio del 2009.
Sul caso di Bolzaneto, non c'è stato lo scontro fra i poteri dello
Stato, non è esistita contrapposizione fra politica e magistratura,
non c'è stato alcun richiamo alla "giustizia giusta" e nessun invito
si è levato per chiedere al Consiglio superiore della magistratura
cosa intende fare a carico dei giudici che hanno impiegato ben sette
anni per fare una sentenza che offende l'intelligenza e la dignità
degli italiani,e che condanna solo virtualmente alcuni degli
imputati di reati gravissimi sia sul piano penale che su quello
morale. Imputati che ora devono solo attendere, facendosi grasse
risate, i cinque mesi che mancano alla prescrizione dei loro reati
che sancirà la loro totale impunità, voluta da una magistratura che,
ancora una volta, ha dimostrato di possedere il senso dello Stato
ma non quello della giustizia.
La farsa che da anni ormai si rappresenta nel nostro Paese, relativa
alla contrapposizione fra politica e magistratura si potrebbe e si
dovrebbe concludere con questa sentenza.
Non c'è mai stata alcuna contrapposizione fra i magistrati che la
sinistra pretende eroici ed intemerati e la politica,con il
centro-destra, con l'accordo sottobanco dell'opposizione, che vuole
ridurne l'enorme potere discrezionale. Non esiste scontro
istituzionale e politico. Semplicemente da una parte c'è una banda
di corrotti, corruttori, tangentisti, falsificatori di bilanci,
evasori fiscali, amici degli amici delle italiche mafie, dall'altra
ci sono alcuni magistrati inquirenti che si sono trovati, loro
malgrado, ad indagare sul conto dei primi e ne hanno chiesto il
rinvio a giudizio e la condanna. Magistrati che non rappresentano la
magistratura ma solo sé stessi, perché l'ordine giudiziario è
composto, in netta prevalenza, da magistrati giudicanti, coloro cioè
che nelle aule dei Tribunali esaminano le prove raccolte dai loro
colleghi inquirenti e decidono se considerarle valide per emanare
sentenze di condanna o di assoluzione. E sull'operato di questa
parte, quasi sempre silenziosa, della magistratura che si misura il
livello etico dell'ordine giudiziario e dei suoi componenti, che si
può rilevare se veramente esiste uno scontro
politico-istituzionale, se realmente la magistratura ha bisogno,
nel suo complesso, di vedersi ridurre il potere discrezionale. La
sentenza del Tribunale di Genova sulle atrocità compiute dalle forze
di polizia all'interno della caserma di Bolzaneto conferma,
viceversa, che l'accordo fra politica ed istituzione giudiziaria è
totale, che il problema vero ed unico è quello di mettere le
briglie sul collo a qualche magistrato inquirente, pubblico
ministero o giudice istruttore in grado di intraprendere azioni
clamorose sul piano mediatico ma di nessuna consistenza su quello
giudiziario quando il processo finisce nelle mani dei magistrati
giudicanti che sono iper-garantisti quando si tratta di politici,
potenti, forze di sicurezza.
Non è, il nostro, un teorema dettato dallo sdegno provocato dalla
sentenza di Bolzaneto, perché esso è dimostrato da oltre 60 anni di
storia giudiziaria della Repubblica italiana. Perché Giulio
Andreotti imperversa ancora in Senato e, ahimè, in televisione
mentre uno dei suoi avvocati è divenuto immeritatamente parlamentare
nelle liste dell'ex Alleanza nazionale?
Perché i giudici di Palermo non hanno disatteso, questa volta, le
prove portate contro Giulio Andreotti ma, furbescamente, hanno
ricosciuto la sua colpa fino agli inizi degli anni Ottanta, poi
hanno ritenuto insufficienti le prove per gli anni successivi e ne è
scaturita una sentenza che, da un lato, prescrive i reati,
dall'altro assolve per insufficienza di prove.
Semplice, vero?
Non è insorta la politica quando un giudice ha assolto "per non aver
commesso il fatto" due carabinieri, ripresi da un telefonino,
mentre pestavano di santa ragione un marocchino, addosso al quale
uno dei due è addirittura saltato a piedi uniti.
Maggioranza ed opposizione, unite nel silenzio, così come la
"libera" stampa italiana. Zitti tutti anche sul caso del generale
dei carabinieri Giampaolo Ganzer, accusato di associazione a
delinquere per traffico di droga, reato per il quale il mandato di
cattura è obbligatorio. I giudici che pure lo hanno rinviato a
giudizio lo hanno considerato, manco a dirlo, intoccabile e si sono
messi l'uguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge sotto i piedi,
così che Ganzer continua a dirigere, come nulla fosse, i reparti
operativi dei carabinieri. Nessun belato si è levato dalle mandrie
parlamentari di centro-destra e di centro-sinistra, mentre la stampa
"indipendente" ignora il processo in corso a Milano, in attesa -
spera - dell'immancabile assoluzione, necessaria per non fare un
torto all'arma che, nonostante tutto, si insiste a chiamare
"benemerita".
Ora, la sentenza di Bolzaneto che conferma la deriva della giustizia
in Italia che tutto giustifica e tutti assolve o manda prescritti
purché siano politici, potenti, statali e ricchi. Il vecchio,
stantio trucco di mostrare in televisione i poliziotti ed i
secondini americani impegnati a pestare l'immancabile negro sulla
strada e in galera, per sottolineare la brutalità degli altri,non
può più funzionare.
Nonostante la prescrizione dei reati, prossima ventura, la mitezza
delle condanne, il ridimensionamento della gravità dei fatti,
Bolzaneto rimarrà il simbolo dell'infamia di uno Stato che tutto
utilizza per imporsi, dalla strage alla tortura.
Non basta al centro-destra portare in parlamento magistrati disposti
a servire gli interessi di Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri
(giusto per fare due nomi), nè al centro-sinistra far eleggere ex
pubblici ministeri screditati come Casson Felice, per convincere
questo popolo che vogliono riformare la giustizia per il suo bene.
La riforma della giustizia passa per la denuncia, documentata e
impressionante nella sua lucidità, di Antonella Stocco, giornalista
de 'II Messaggero" di Roma,nel suo libro "Non avere paura di
uccidere", sulla carenze spaventose nel campo investigativo e medico
legale; passa per l'espulsione dall'ordine giudiziario dei
magistrati che fanno uso personale del proprio potere per spianarsi
la strada per giungere in politica (vedi Casson Felice) per quanti
violano sistematicamente il segreto istruttorio per avere
pubblicità sulla stampa, per quanti emettono sentenze che
sanciscono l'esistenza di una ingiustizia perpetua e perenne che è
la condanna di questa nostra Nazione. La riforma della giustizia si
può ottenere vigilando non solo sugli arresti, le incriminazioni ed
i rinvii a giudizio della magistratura inquirente, ma soprattutto
sulle sentenza emesse dalla magistratura giudicante che riesce a
dissimulare il suo enorme e decisivo potere dietro lo schermo,
quanto mai fasullo, della "terzierità", che non appare in
televisione, non rilascia interviste ai giornali, che si tiene
lontana dai riflettori ma che è proprio quella che, giorno dopo
giorno, ha cancellato l'uguaglianza dei cittadini dinanzi alla
legge, ha sancito l'intoccabilità dei politici e dei potenti per
assoluzione per insufficienza di prove o per prescrizione, ha tolto
agli italiani perfino la speranza di avere un simulacro di
giustizia. Siamo stati i soli a denunciare 1'allora ministro della
Giustizia, Roberto Castelli, che in visita nella caserma di
Bolzaneto nulla ha visto, nulla ha sentito perche c'era ma dormiva;
i primi a rilevare le responsabilità politiche di quanti, come
Gianfranco Fini ed i suoi: scagnozzi, stavano nelle sale operative
della Questura e dei carabinieri ad incitare i reparti celeri e
mobili ad avere la mano dura nei confronti dei manifestanti
anti-G.8.Ebbene, di queste responsabilità politiche non c'è traccia
negli atti processuali, ma nessuno le denuncia oggi, nemmeno quella
sinistra che ancora si definisce "antagonista" ma non sa più nemmeno
essa a cosa e a chi si contrappone.O meglio, per sentirsi
"sinistra" riesce solo a sentirsi antifascista e a contrapporsi ai
"fascisti", comodo bersaglio di quanti non hanno più la forza ed il
coraggio di battersi contro il potere criminale che governa il
paese.
Siamo stati e restiamo a fianco di coloro che hanno manifestato
contro il G.8. a Genova, come in tutto il mondo, perché nostre sono
le loro ragioni e nostra è l'ansia di giustizia sociale che li
anima e che non può essere circoscritta in una gabbia ideologica,
pretesto inventato dal potere per dividere i suoi oppositori, oggi
come ieri. E siamo sempre noi ad esprimere uno sdegno non formale
per la sentenza del Tribunale di Genova sui fatti della caserma di
Bolzaneto, alla quale seguirà quella per i pestaggi all'interno
della scuola "Diaz", ad informare i Berlusconi, i Fini, i Castelli,
i Veltroni e i D'Alema che nella Storia dei popoli non esiste la
prescrizione.
L'infamia resta come una macchia indelebile che invano si cerca di
cancellare con sentenze infamanti e con il silenzio complice degli
italici pennivendoli della carta stampata e delle televisioni.
L'infamia non si prescrive. Faranno bene a ricordarlo.
Vincenzo Vinciguerra