PER CHI SUONA LA CAMPANA?
Per sessant'anni ci hanno detto e ripetuto che la Costituzione della
Repubblica italiana era il frutto della guerra di "liberazione"
contro l'oppressione fascista, il Vangelo della democrazia nata
dalla resistenza che aveva combattuto per ridare agli italiani le
libertà perdute. L'articolo 3 della Costituzione recita:
"Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti
alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di
religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e
sociali".L'articolo non è stato rimosso né modificato è rimasto nel
testo della Costituzione a disposizione di chiunque voglia
leggerlo.
Nel breve volgere di una settimana, però, il parlamento italiano ha
varato, a maggioranza, una legge che garantisce l'impunità
all'attuale presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, imputato
dinanzi al Tribunale di Milano per il reato di "corruzione
giudiziaria".Un reato che, Silvio Berlusconi, avrebbe commesso da
semplice cittadino, non nell'ambito delle sue funzioni politiche o
nell'esercizio delle sue prerogative di presidente del Consiglio.
Il cittadino Silvio Berlusconi, di conseguenza, avrebbe dovuto
difendersi dall'accusa dinanzi al Tribunale per ottenere
un'assoluzione con formula ampia, unico modo per riproporre la sua
candidatura alla guida del governo del Paese.Viceversa, Berlusconi
ha ritardato in tutti i modi i tempi del processo a suo carico,
favorito in questo gioco dall'opposizione politica e anche dalla
stessa magistratura, così da poter essere rieletto alla guida del
suo partito e, vinte le elezioni, essere nominato dal presidente
della Repubblica, Giorgio Napolitano, presidente del Consiglio dei
ministri. Il cittadino Silvio Berlusconi, divenuto capo del governo
ha promosso con procedura d'urgenza una norma che sospende il suo
processo, e tanto lo ha presentato come un atto di "garanzia" per la
democrazia.
Evidentemente, il sette volte prescritto ed imputato Silvio
Berlusconi è stato posto nella condizione, con la complicità
dell'intera classe politica italiana, di fare approvare una norma
che, in nome del popolo italiano, lo pone al di sopra del popolo e
della legge. Non ci sono solo responsabilità individuali. Un nano
politico come Silvio Berlusconi da solo non sarebbe riuscito a
calpestare la Costituzione italiana e ad imporre, per legge, la
diseguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge medesima. La
responsabilità è collettiva: dei politici, tutti, senza eccezione;
della magistratura che l'imputato Silvio Berlusconi ha favorito in
ogni modo; della Chiesa cattolica che nel miliardario Berlusconi
vede non il cattivo esempio da condannare,ma il generoso elargitore
di milioni e milioni di euro tolti dalle tasche dei contribuenti
italiani e versati nelle sue casse; della stampa che ritiene di
avere il solo compito di adulare i potenti e di ingannare
l'opinione pubblica.
Chi si attendeva da parte del presidente della Repubblica, l'ex
comunista Giorgio Napolitano, un atto di coraggio e di dignità
rifiutando di firmare una legge liberticida, anche a costo di
rassegnare le dimissioni dal suo alto incarico, è rimasto deluso
solo perché non considera che costui è un componente di quella
classe politica che ha condotto il Paese nel baratro in cui si
trova. Sarebbe stata sufficiente una legge che vietasse almeno a
coloro che venivano rinviati a giudizio, se non proprio a tutti gli
indagati, di presentarsi come candidati al Parlamento, per evitare
di trovarci oggi un pregiudicato come presidente del Consiglio.
Non hanno mai fatto questa legge, perche non c'è solo Silvio
Berlusconi. Insieme a lui, in parlamento, siedono diverse decine di
condannati con sentenza definitiva, altri già condannati in sede di
appello, altri ancora in primo grado e così via.
Si è mai visto che i componenti di una consorteria mafiosa
condannano ed emarginano un loro sodale?
Perché di una classe politica di malavita parliamo, se aggiungiamo
ai parlamentari i consiglieri regionali, comunali, assessori,
esponenti di partito, funzionari e portaborse. Chi vive fuori dalla
legge o ai suoi margini non può avere il senso di giustizia degli
onesti.
Ce lo dimostra anche l'aggravante del reato di clandestinità per gli
stranieri extracomunitari che delinquono nel nostro Paese. Una norma
dettata dall'arroganza di quanti non sanno nemmeno cosa sia la
giustizia, difatti, ora, se un italiano compie una rapina insieme a
un clandestino straniero, quest'ultimo avrà un terzo di pena in più
del suo complice.
Aberrante!
.
La legge deve essere eguale per tutti, italiani e stranieri. Questi
ultimi vengono nel nostro Paese a delinquere perché le condanne
sono e restano irrisorie rispetto a quelle in vigore nei loro
Paesi. Ma questa constatazione vale anche per i delinquenti italiani
che non si sentono affatto scoraggiati dal commettere reati perché
sono consapevoli che le condanne, anche di una certa entità, non le
sconteranno mai per intero perché potranno usufruire dei benefici
della legge Gozzini.
L'onestà e il senso di giustizia suggeriscono che la delinquenza si
contrasta con leggi severe e pene certe, uguali per tutti, senza
alcuna discriminazione etnica e razziale. Ma può,questa classe
politica, agire in modo conforme alle regole dell'onestà e della
giustizia?
Lo escludiamo, pacificamente e senza timori di smentite. Perché ad
affondare nella palude della disonestà e della diseguaglianza
dinanzi alla legge, non ci sono solo i politici. Quanti sono, in
questo Paese, gli appartenenti alle forze di polizia che hanno
scontato una condanna per abusi sui cittadini, per l'omicidio di
cittadini che dovevano tutelare?
Nessuno. Il poliziotto che ha ucciso il giovane Gabriele Sandri,
benché imputato di omicidio volontario, è libero ed ancora in
servizio presso la Polfer di Firenze.
I funzionari di polizia che hanno diretto il pestaggio dei giovani
all'interno della scuola "Diaz" di Genova hanno fatto tutti carriera
ed ora attendono, insieme ai loro colleghi virtualmente condannati
per le torture fisiche e psicologiche inflitte ai giovani arrestati
all'interna della caserma di Bolzaneto, che i loro reati cadano in
prescrizione.
Clamoroso, benché taciuto dalla "libera" stampa italiana, il caso
del generale dei carabinieri Giampaolo Ganzer che, sotto processo a
Milano con la gravissima imputazione di “associazione per delinquere
finalizzata al traffico di droga", è ancora oggi al suo posto di
comandante dei reparti operativi speciali dei carabinieri preposti
alla lotta contro la criminalità organizzata.
Non sarebbe possibile in un Paese del Terzo mondo, perché sì nel
nostro?
Forse, il generale Giampaolo Ganzer sarà infine assolto dalle
accuse, ma sollevarlo dal comando di reparti preposti, fra l'altro,
alla repressione del traffico di droga sarebbe stato doveroso da
parte del Comando generale dell'arma dei carabinieri. Ma, se la
corruzione morale e materiale dilaga nella classe politica, non può
non estendersi a tutti i settori della vita pubblica, compreso
quello preposto alla tutela della sicurezza dei cittadini. La stampa
tace. Certo, quale garanzia può offrire ai cittadini italiani
preoccupati per il sempre maggiore diffondersi delle droghe nel
Paese, sapere che a tutelare i loro figli c'è, da parte dei
carabinieri, un imputato per associazione a delinquere finalizzata
al traffico di droga?
Meglio tacere e affidare alla retorica degli sceneggiati televisivi
l'immagine dell'Arma "benemerita" che affida alla Marcuzzi, alla
Palombari e compagne la lotta alla malavita, con la certezza che
queste sanno affrontarla di petto. Il governo di centro-destra,
appena insediato, si è preoccupato di tutelare anche gli
ecclesiastici cattolici imponendo alla magistratura di informare
preventivamente i vescovi se un sacerdote della loro diocesi è
indagato di reato, e la segreteria di Stato vaticana se ad esserlo
sono vescovi e cardinali. Dopo i politici, gli appartenenti alle
forze di polizia, ora abbiamo un'altra categoria di cittadini al di
sopra della legge, i preti cattolici che, per essere tutelati per
legge, di reati evidentemente ne devono commettere parecchi, oltre
a quello abituale di pedofilia.
Hanno detto e scritto che il bipolarismo ci mette alla pari con le
grandi democrazie anglosassoni, ma vediamo formarsi un partito unico
che è proteso a creare un regime autoritario facendo leva sulle
forze della repressione e su quelle ecclesiastiche. Non è la Gran
Bretagna il modello. E’ la Spagna del generalissimo Franco,solo
che, al posto di un "caudillo", abbiamo un nano politico sette volte
prescritto e imputato di "corruzione giudiziaria",non più
processabile per una legge fatta solo per lui.
Basta vedere i programmi televisivi per comprendere che, invece di
andare avanti nel tempo, siamo tornati indietro di almeno 50 anni.
Gli sceneggiati televisivi sono tutti dedicati alle forze di polizia
e ai preti; "La squadra", per la Pubblica sicurezza; "Carabinieri",
per l'Arma "benemerita"; "II Capitano" per la Guardia di finanza;
"Don Luca c'è";"Don Matteo"; "Un prete per amico", poi miracoli,
angeli, Lourdes, Giovanni Paolo II, Fatima ecc, ecc.
Quando vogliono proporre qualcosa di diverso ne fanno uno su Totò
Riina presentandolo come un eroe, giusto per proporre un modello
alla gioventù e fare contento Marcello Dell'Utri, che trova
Vittorio Mangano un "eroe", figurarsi Totò u'curtu.
E’ un passato che torna con il suo grigiore, la sua ipocrisia, il
suo conformismo, la sua moralità pubblica e la sua immoralità
privata, con le sue processioni, i suoi rosari, la messa
obbligatoria, l'esaltazione delle autorità, le strade sgomberate da
mendicanti, lavavetri e vu'cumprà, il silenzio sui grandi
intrallazzi, le ruberie dei politici, il malaffare dei banchieri, le
speculazioni dei petrolieri, i giochi sotterranei del potere, quelli
che il popolo non deve conoscere perché non deve giudicare ma solo
ubbidire. Una Spagna senza Franco, un'Italia senza De Gasperi, un
futuro che è un ritorno al passato,peggiorato dalla presenza alla
guida del Paese di una classe politica malavitosa per la quale è
lecito tutto ciò che essa fa, tutto è crimine quanto contro di essa
si potrà fare.
E’ la dittatura dei convertiti, dei ricreduti, dei rinnegati di ex
"fascisti", ex comunisti, ex socialisti, ex piduisti, ex liberali,
che, come tutti coloro che hanno tradito vivono nel timore che,un
giorno, non potrà più 'bastare la televisione, la stampa "libera e
indipendente", il consenso della comunità ebraica e la benedizione
del Papa, per indurre questo popolo a tollerarne la presenza ai
vertici del Paese.
Un giorno che, lo diciamo con tristezza, appare ancora lontano dal
sorgere.
Fino ad allora, quindi, quando sentiamo suonare una campana non
chiediamoci in quale Paese del mondo muore la libertà, perché essa
suona per noi, per questa lezione che muore senza saperlo e al quale
gli imbonitori fanno credere che la luce all'orizzonte è quella
dell'alba di un giorno felice, mentre è invece quella livida del
tramonto che segna l'inizio di una nuova notte, non più popolata da
lupi ma solo da sciacalli.
Vincenzo Vinciguerra Opera, 27 luglio 2008