Torino, 2 maggio
1945
I partigiani
della divisione “Giustizia e Libertà” proteggono l’incolumità dei
componenti della famiglia Agnelli e di Vittorio
Valletta, amministratore delegato Fiat.
In qualche casa
della grande città, a casa di un israelita, si nasconde Giorgio
Almirante, giornalista, capo dell’ufficio stampa del ministro della
Cultura Popolare Fernando Mezzasoma, fucilato a Dongo da un plotone
di esecuzione partigiano.
A casa, insieme
ai genitori, è anche Marilena Grill, ausiliaria della Repubblica
Sociale Italiana. Non si nasconde Marilena, non fugge, attende di
conoscere il suo destino, all’interno della sua casa il cui
indirizzo tutti conoscono.
I partigiani
vengono a prenderla perché Marilena è fascista, deve morire. Ha
sedici anni Marilena, nel viso bello ed innocente non compare la
paura. Ai suoi carnefici chiede solo di poter indossare la sua
divisa di ausiliaria, perché in divisa la sedicenne Marilena vuole
morire. Le concedono di indossarla la divisa, i suoi carnefici, e la
portano via per ucciderla poco dopo con un colpo di pistola in
testa. Muore così, in divisa, la sedicenne Marilena Grill.
Un fiore reciso
che l’acqua del Po si porta via insieme alla sua adolescenza, ai
suoi sogni, ai suoi ideali, all’Italia nella quale aveva creduto
fino a donarle la sua giovanissima esistenza. Un fiore reciso, come
tanti altri, nei giorni del sangue e della viltà, destinato all’oblio
che i vincitori riservano ai vinti.
E invece, no!
Hanno sbagliato ancora, i
vincitori. La storia ha relegato nell’oblio e nell’oscurità i suoi
carnefici, non lei. Marilena ancora vive. Vive nel nostro
ricordo, insieme a tutti gli altri caduti come lei sul campo
dell’onore, con la sua adolescenza, il suo viso bello ed innocente, la
sua dignità ed il suo coraggio, i suoi sogni ed i suoi ideali. Perché è da
Marilena che riprendiamo a scrivere la nostra storia. E’ con
Marilena che continuiamo la sua e la nostra battaglia. E’ da questa
sedicenne che, dopo decenni di menzogne e di oscurità, riprende la
battaglia contro il capitalismo e la borghesia oggi trionfanti. E con
Marilena, che volle morire in divisa, che rialziamo la bandiera
dell’anticapitalismo che fu del fascismo, di quel fascismo sognato
dalla camerata di sedici anni, così lontano da quel neofascismo che
il coniglio Almirante, mai processato dagli antifascisti, mai
ricercato dai partigiani, si vanterà di aver fondato, dopo esser
uscito dalla ebraica tana nella quale si era rifugiato. Nei campi della storia i fiori
sbocciano per non appassire mai, Marilena, per questa ragione sei
ancora con noi, a vivere e combattere con noi.