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MARCELLINO PANE E VINO
 


Non fatevi ingannare dal titolo, in questo mio articolo non vi rammenterò la storia del povero orfano , abbandonato dinanzi ad un convento francescano il giorno di San Marcello.
L'articolo ricorderà ai gentili lettori le disavventure di un Marcello, orfano sì ma della Giustizia.
La storia del nostro Marcellino è ambientata in Italia ed ha inizio l' 11 settembre del 1941,a Palermo, giorno della sua nascita.
Studia al collegio Capizzi di Bronte, dai Salesiani del "Don Bosco" e frequenta poi i Gesuiti del "Gonzaga" a Palermo.
Conseguita la maturità classica nella sua città natale, compie a Milano gli studi universitari laureandosi in giurisprudenza presso l'Università Statale. (1).  Durante gli studi all' Università Statale di Milano conosce un futuro Cavaliere del Lavoro e più volte Presidente del Consiglio.
Nel 1965, ultimati gli studi, Marcellino si trasferisce a Roma per dirigere il gruppo sportivo Elis, una delle strutture dell'Associazione Centro Elis ( d'appartenenza all' Opus Dei ) che vengono inaugurate proprio in quell'anno da papa Paolo VI. (2)
Finita l'avventura romana , se ne ritorna a Palermo dove diviene direttore sportivo dell'Athletic Club Bacigalupo e, in questa occasione, per sua stessa ammissione, conosce il mafioso Vittorio Mangano.
Passano gli anni e arriviamo al 1974 a Milano . Marcellino diviene segretario presso l'EdilNord del suo vecchio amico di studi, quel ragazzo che da lì a tre anni diverrà Cavaliere del Lavoro e dal 26 Gennaio del 1978 risulterà iscritto alla loggia P2, con la tessera numero 1816 codice e.19.78, gruppo 17, fascicolo 0625. Un pezzo grosso insomma.
L' anno dopo , siamo nel 1975, arriverà a Milano il già citato Vittorio Mangano, il quale verrà assunto come stalliere presso la villa di Arcore , di proprietà dell'amico di Marcellino. Da una sentenza del 2004, del tribunale di Palermo emerge però che la funzione di Vittorio , non è quella dello stalliere ma di “protettore”:
Sentenza del tribunale di Palermo del 2004 (pp. 1761-1762) a carico di Marcellino:
“Gli elementi probatori emersi dall’indagine dibattimentale espletata hanno consentito di fare luce [...] sulla funzione di “garanzia” svolta nei confronti di …., il quale temeva che i suoi familiari fossero oggetto di sequestri di persona, adoperandosi per l’assunzione di Vittorio Mangano presso la villa di Arcore dello stesso …., quale “responsabile” (o “fattore” o “soprastante” che dir si voglia) e non come mero “stalliere”, pur conoscendo lo spessore delinquenziale dello stesso Mangano sin dai tempi di Palermo (ed, anzi, proprio per tale sua “qualità”)”.
Qui inizia una strada tutta in salita, per il nostro Marcellino. Frequenta salotti importanti, dove incontra personaggi di spicco , non dell'alta società come molti potrebbero pensare, bensì dell'onorata società. Riportiamo qualche nome illustre :
Ciancimino, Cuntrera-Caruana, Jimmy Fauci, Gaetano Cinà ( appartenente alla famiglia Malaspina ), Calderone.
Amicizie importanti , insomma, non certo casuali.
Un'amicizia, però , importante viene ad incrinarsi. Quella con il Cavaliere. Nel 1977 lascia alle spalle il suo vecchio amico e la EdilNord per intraprendere una nuova avventura, aiutato dall' amico Cinà. Un'avventura chiamata Bresciano Costruzioni, gruppo Rapisarda. Un'avventura finita male. Infatti dopo poco tempo dall'inizio della nuova impresa, si ritroverà incriminato a piede libero per il fallimento dell'intero gruppo aziendale . Rapisarda diverrà latitante e si rifugerà in Venezuela grazie all'aiuto di un passaporto che gli permetterà di mettersi in salvo. Il passaporto era intestato al fratello di Marcellino.
Nell'anno in cui Marcellino parteciperà al matrimonio di Jimmy Fauci ( colui che gestisce il traffico di droga tra Italia – Inghilterra – Canada ) a Londra, con l'amico fidato Cinà; Vittorio Mangano verrà arrestato da Falcone e verrà condannato per traffico internazionale di stupefacenti, per un totale di 11 anni di pena scontata. Non è la prima volta che Mangano veniva arrestato, anche durante la sua permanenza nella villa di Arcore , è accaduto un paio di volte ed ogni qualvolta che usciva dal carcere, poteva tornare indisturbato alla villa fino a quando, un giornale pubblica lo scoop sulla sua presenza a fianco dell'imprenditore milanese e così decide di andarsene con la famiglia. Peccato davvero, perchè è bastato così poco , un articolo di giornale, per mandare all'aria un rapporto di lavoro siglato qualche anno prima dal cavaliere, da Marcellino e da due boss siciliani: Bontate e Teresi, vittime nell' 81 della mano sanguinaria dei Corleonesi di Riina.
Questo squarcio nella vita quotidiana dell'appartenente alla loggia P2, deve essere ricucito e chi mai potrebbe mettersi in gioco se non il nostro amato Marcellino?
Dopo l'uccisione di Bontate e Teresi, sono i Pullarà a tenere la vigilanza sulla famiglia del futuro Presidente del Consiglio. Non sono abbastanza potenti . In Sicilia è un'altra famiglia a prendere piede e ad imporre la legge del più forte e quella famiglia sono i Corleonesi. Cinà gioca le sue carte e , attraverso Pippo Di Napoli, fa sì che Marcellino possa raggiungere un accordo con la famiglia Riina . L'accordo stipulato consiste nel versare 200 milioni annui alla famiglia Riina, escludendo dai giochi i fratelli Pullarà.
A Catania avvengono diversi attentati incendiari ai danni della Standa, questi avvenimenti costringono Marcellino ad intraprendere un viaggio nell' antica Triquetra per prendere contatto con l'onorata famiglia catanese dei Santapaola, attraverso Salvatore Tuccio. I rapporti coi palermitani , infastidivano i catanesi che volevano anche loro una fetta d'amicizia con il nord d'Italia e così quei “miseri” avvertimenti ( negli anni '90 l'esplosivo della ex Jugoslavia era molto in voga nell'isola ) fecero sì che si riversassero un bel 100 miliardi nelle attività della Fininvest. Stranamente , dopo il presunto incontro tra Marcellino e Nitto Santapaola raccontato da un pentito , tutto cessa. Basta attentati alla Standa. A Catania , l'odore di bruciato se n'è andato.
Mangano, nel '91, non esce solo dal carcere ma anche dalla scena . I contatti con la famiglia del Cavaliere , ora, li tiene direttamente Riina e lui viene pregato , dal boss di Palermo, “cavallerescamente” di mettersi da parte. Nel '95 rientrerà in carcere, stavolta condannato all'ergastolo e ci rimarrà sino alla morte. Non verrà dimenticato lo stalliere. Nel 2008 Marcellino e il datore di lavoro affermeranno che è stato un eroe.
Susseguono diversi eventi che portano Marcellino ad un'infinita storia giudiziaria.
Nel '92, Garaffa ,senatore del PRI e presidente della Pallacanestro Trapani, denuncia un estorsione fattagli dal boss Virga mandato da Dell'Utri .
Sempre in quell'anno , Borsellino rilascia un'intervista a dei giornalisti francesi , più precisamente a Jean Pierre Moscardo e Fabrizio Calvi dove racconta di cavalli in hotel e storie di mafia. Due giorni dopo, il suo migliore amico e collega verrà fatto esplodere insieme alla scorta , a Capaci. Lui dovrà attendere due mesi per fare la stessa fine.
Cattive malelingue fanno circolare voci che , in quel periodo tra Bernardo Provenzano e il nostro caro Marcellino, ci furono contatti. Si narra di un pizzino di Bernardo riportante il nome del nostro protagonista che, notizia di questi giorni, non verrà messo agli atti nel processo a suo carico.
Nel 1994 , dopo un incontro svoltosi l'anno precedente con Craxi, il proprietario della tessera numero 1816 della P2 , entra in politica.
Nel 1995, Marcellino viene arrestato per inquinamento di prove. Cercando di depistare l'inchiesta su Publitalia. Dove dapprima ricopre il ruolo di dirigente, diventando poi Presidente e Amministratore Delegato .
Il '96 gli porta l'elezione al parlamento italiano.
La Dia nel 1998 lo sorprende a Rimini mentre incontra un falso pentito, pianificando una messa in scena per poter screditare i pentiti che lo accusano.
Tre anni più tardi è eletto al parlamento europeo. I voti pioveranno dal collegio Sicilia-Sardegna.
Nel 2001 diviene senatore.
Una strada percorsa sempre a testa alta, rispondendo a tono a chi lo addita a mafioso.
Ecco tutti i procedimenti giudiziari subiti da Marcellino

False fatture e frode fiscale

È stato condannato in via definitiva a Torino, a due anni di reclusione per false fatture e frode fiscale.

Tentata estorsione

È stato condannato in primo grado a Milano a due anni di reclusione per tentata estorsione ai danni di Vincenzo Garraffa (imprenditore trapanese), con la complicità del boss Vincenzo Virga (trapanese anche lui).

Concorso esterno in associazione mafiosa

Le indagini iniziano nel 1994 con le prime rivelazioni che confluiscono nel fascicolo 6031/94 della Procura di Palermo.

Il 9 maggio 1997 il Gip di Palermo rinvia a giudizio Marcellino, e il processo inizia il 5 novembre dello stesso anno.

In data 11 dicembre 2004, il tribunale di Palermo, ha condannato Marcellino a nove anni di reclusione con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Il senatore è stato anche condannato a due anni di libertà vigilata, oltre all'interdizione perpetua dai pubblici uffici e il risarcimento dei danni (per un totale di 70.000 euro) alle parti civili, il Comune e la Provincia di Palermo.

Nel testo che motiva la sentenza si legge:

"la pluralità dell'attività posta in essere da _____(Marcellino), per la rilevanza causale espressa, ha costituito un concreto, volontario, consapevole, specifico e prezioso contributo al mantenimento, consolidamento e rafforzamento di Cosa nostra, alla quale è stata, tra l'altro offerta l'opportunità, sempre con la mediazione di ____ (Marcellino), di entrare in contatto con importanti ambienti dell'economia e della finanza, così agevolandola nel perseguimento dei suoi fini illeciti, sia meramente economici che politici"

Calunnia pluriaggravata

È imputato a Palermo per calunnia aggravata ai danni di alcuni pentiti. Secondo l'accusa avrebbe organizzato un complotto con dei falsi pentiti per screditare dei veri pentiti che accusavano lui ed altri imputati. Per questa accusa, il Gip di Palermo dispose l'arresto di Marcellino nel 1999, ma il Parlamento lo bloccò. (3)

E' un elenco in continuo aggiornamento.
Come avete potuto leggere, come il Marcellino Pane e Vino della storia popolare spagnola, anche il nostro Marcellino è stato abbandonato. Abbandonato da madre Giustizia che, a dirla tutta, sembrerebbe che abbia detto addio alla nostra amata penisola da parecchio tempo.
Giunti alla conclusione di questa triste storia di abbandoni e malelingue togate e non, abbiamo compreso come Marcellino non abbia mai conosciuto Iustitia, madre di ognuno di noi che, ad essere sinceri, ci ha abbandonato al nostro destino. In fondo non è colpa sua, di nostra madre. Non siamo affatto degni di essere suoi figli tuttavia abbiamo il dovere di essere l'anello di congiunzione tra il passato glorioso e le nuove generazioni. Noi abbiamo l'obbligo di fare riavvicinare Giustizia ai nuovi figli d'Italia e dobbiamo partire da qui, dall'esclusione di personaggi come il nostro Marcellino che di conoscere sua madre , proprio non ha voglia. Non è colpevole, certo, nessuno gli ha mai narrato le gesta passate di nostra Madre e nessuno mai si preoccuperà di farlo, tanto meno certe toghe che dimostrano viltà nel portare avanti procedimenti penali a carico suo e degli amichetti del furbo Marcellino.
Nel frattempo ha imparato a leggere , Marcello e lo fa anche bene, tant'è che è diventata passione. Colleziona antichi libri e rare perle dell'editoria. Nel 2007 riceve in regalo cinque manoscritti risalenti agli anni 1935-1939 che, a detta sua, sono frutto di Benito Mussolini.
Ha imparato a leggere, Marcello e lo fa anche bene. Noi no, dobbiamo ancora imparare a leggere. A leggere i fatti.

( 1 ) http://www.marcellodellutri.it/articolo.asp?pag=Biografia
(2) http://oddo.blog.ilsole24ore.com/finanza_e_potere/2009/02/dellutri-quei-soggiorni-giovanili-al-castello-di-urio.html
(3) http://www.rifondazione-cinecitta.org/dellutri.html                                                                                                         

 



Enrico Labanca, Bergamo 18 settembre 2009

 

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