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INNANZITUTTO VORREI CHIEDERTI QUANTO È IMPORTANTE LA VERITÀ PER LE
NUOVE GENERAZIONI ? RITIENI CHE “INCHIODARE I COLPEVOLI ALLE LORO
RESPONSABILITÀ” POSSA SERVIRE PER COSTRUIRE IL FUTURO?
Tutti i Paesi nei quali lo scontro fra comunismo ed anticomunismo, o
meglio ancora, fra gli Stati uniti e l'Unione sovietica, si è volto
in scontro armato, in guerra civile, in repressione sanguinosa ed
indiscriminata, si sono fatti i conti con il passato. Si sono fatti
processi ai detentori del potere di allora, come in Cile ed in
Argentina, ma soprattutto si è cercato di ristabilire su quanto era
accaduto, anche a prescindere dalle conseguenze penali, la verità.
Il solo Paese al mondo in cui, viceversa, il potere si regge sul
sangue che ha versato, negando alla radice ogni verità, è l'Italia.
La vera questione morale del Paese non è la corruzione, è la
responsabilità di una classe politica intera che, per azione ed
omissione, ha trasformato l'Italia in un campo di battaglia e si è
incredibilmente posta come vittima, obiettivo, bersaglio di opposti
"terrorismi" la cui genesi, ovviamente, non ha mai chiarito. Dal
1945 in avanti, in questo Paese, c'è stata una guerra civile
strisciante fra comunisti, da un lato, ed anticomunisti, dall'altro
che è costata centinaia e centinaia di morti, oggi debitamente
cancellati dalla memoria. A partire dai primi degli anni Sessanta,
però, per fronteggiare il tentativo di espansione sovietica,
soprattutto nel mar Mediterraneo, è stata posta in atto una guerra
"a bassa intensità" che aveva come obiettivo la neutralizzazione dei
partiti comunisti occidentali più forti, quello italiano, il primo
in assoluto, e quello francese. E' stata una guerra clandestina, non
dichiarata, mai riconosciuta, che è stata coordinata, sotto il
controllo politico, dalla Stato maggiore della Difesa. Una guerra di
questo genere è affidata alle strutture segrete degli apparati
militari, infatti scendono in campo i servizi di sicurezza militari
e civili, i Sios delle varie Armi, la struttura occulta dell'Arma
dei carabinieri, e quella dell' Alleanza atlantica, "Gladio", così
chiamata in Italia. Non è vero che lo Stato, "democratico ed
antifascista", sia stato attaccato da due lati, il "terrorismo
nero", da una parte, e il "terrorismo rosso", dall'altra. Non è vero
perché lo Stato ha sempre guidato, diretto, controllato, con
pochissime eccezioni, i gruppi di destra che facevano capo, anche
non ufficialmente, al Movimento sociale impegnati nel contrasto del
comunismo e ha, poi, creato la sinistra extra-parlamentare di
impronta filo-cinese per erodere consensi al Pci e farlo trovare fra
due fuochi, come è difatti avvenuto poi con le Brigate rosse. Non ci
sono opinioni od indizi a carico della responsabilità dello Stato e
del regime: ci sono prove certe, documentate e documentabili in ogni
sede. Pino Rauti e Ordine nuovo sono stati strumento dello Stato e
del regime, con un capo che faceva il giornalista nel quotidiano
democristiano "Il Tempo", che era un consulente del capo di Stato
maggiore dell'Esercito e poi della Difesa, generale Giuseppe Aloja,
che era in contatto diretto con il direttore del Sid, ammiraglio
Eugenio Henke. Il Movimento sociale italiano è l'unico partito
politico che ha annoverato fra i suoi parlamentari ben tre direttori
dei servizi segreti: i generali Giovanni De Lorenzo, Vito Miceli e
Luigi Ramponi. Appare evidente che Pino Rauti ed Ordine nuovo non
erano considerati "nazisti" dai vertici militari e politici
italiani, e che il Movimento sociale non era visto come "alternativa
al sistema". Questo per dire che la destra non ha mai combattuto
contro lo Stato anticomunista per sconfiggere il comunismo (cosa che
già è contraddittoria e grottesca), ma ha ritenuto di dover
combattere il comunismo con lo Stato, con il regime politico che lo
rappresentava e lo dirigeva, ritenendo che il suo impegno sarebbe
stato infine riconosciuto e premiato con l'ingresso nella
maggioranza di governo. Se a destra non c'è stato, pertanto, un
"terrorismo nero" contro lo Stato ed il regime, a sinistra il
"terrorismo rosso" è stato creato dallo Stato e dai suoi apparati
strumentalizzando tanti compagni in buona fede che con il loro
operato, culminato con il sequestro e l'omicidio di Aldo Moro, sono
riusciti ad arrestare l'avanzata elettorale del Pci che, in Italia,
durava dal 1946. Era questo quello che si voleva, ed è questo quello
che lo Stato, ed il regime hanno ottenuto. Riconoscere l'esistenza
di questa strategia, della "guerra a bassa intensità", della
strumentalizzazione di migliaia di giovani di sinistra, dell'impiego
nelle strutture clandestine dello Stato di migliaia di giovani di
destra, è necessario per giungere alla definizione delle
responsabilità di vertice e per chiamare i protagonisti, vivi o
morti che siano, a rispondere del loro operato di ieri che si
riflette in quello di oggi, perché non è con una classe politica che
ha sparso sangue italiano che si potrà costruire un futuro. Per
ottenere un ricambio della classe politica, serve la verità sul
passato, la sola suscettibile di indurre questo popolo a cacciare
questa gente dai loro posti. La verità sul passato è l'arma politica
del presente, e può essere decisiva per scrollarci di dosso quasi 70
anni di servaggio nei confronti dei vincitori della Seconda guerra
mondiale. La nostra libertà passa per l'affermazione della verità
che inchioda la classe dirigente del Paese alle sue colpe.
CHE COSA È LA DESTRA E CHE COSA È LA
SINISTRA? PERCHÉ IL FASCISMO STA A SINISTRA? O MEGLIO COME MAI NON
STA A DESTRA?
Benito Mussolini, il 28 ottobre 1922, portò a Vittorio Emanuele III
1' "Italia proletaria e fascista", la camicia nera era mutuata da
quella che gli zolfatari usavano nel lavoro, la guerra contro le
potenze anglo-sassoni fu presentata come quella del "sangue contro
l'oro", il 19 aprile 1945 il socialista Carlo Silvestri informava
Lelio Basso che il Duce chiedeva al Partito socialista di accogliere
i fascisti.
La rivoluzione fascista si rappresentava come quella della sintesi:
dopo la rivoluzione borghese del 1789, quella comunista del 1848, in
antitesi fra loro, quella fascista del 28 ottobre chiudeva il ciclo
delle rivoluzioni, conciliando il meglio di quanto avevano espresso
le altre due e proiettandolo nel futuro dell' umanità. Rispetto per
la proprietà privata, rifiuto del dominio di una classe sull'altra,
pari dignità fra lavoro e capitale. Non avremmo mai dovuti essere
chiamati a definirci di destra e di sinistra, perché il fascismo era
andato oltre. Ma se dobbiamo adottare il linguaggio corrente, siamo
a sinistra, mai a destra. A destra si colloca la borghesia("la
borghesia - disse Mussolini negli ultimi giorni - è stata la rovina
dell'Italia"), il capitale, le banche, la difesa dei privilegi
acquisiti non per nobiltà ma per denaro, la conservazione ad ogni
costo dello status quo, la diseguaglianza sociale prodotta
dall'ingiusta ed iniqua distribuzione della ricchezza. Quando, dopo
il 18 aprile 1948, i deputati missini si collocarono all'estrema
destra dell'aula di Montecitorio, la base missina insorse e pretese
spiegazioni. Almirante si giustificò dicendo che erano stati i
comunisti ad occupare i posti all'estrema sinistra e che, di
conseguenza, i missini non avevano potuto fare altro che sedersi al
lato opposto. Non si può portare avanti la legge sulla
socializzazione delle imprese, imporre il controllo dello Stato
sulle aziende con più di 100 dipendenti, introdurre impiegati ed
operai nei consigli di amministrazione perché lavoro e capitale
devono stare sullo stesso piano e condividere le responsabilità e la
gestione delle imprese, ed essere di destra che vuol dire
capitalismo selvaggio, libero da ogni vincolo, insofferente ad ogni
controllo, con il padrone che comanda e l'operaio che obbedisce, con
una distribuzione della ricchezza basata sul salario ai dipendenti e
i dividendi agli azionisti, mille lire a te e un miliardo a me. E'
la destra che decreta la fine del fascismo. E' la grande industria
che lavora per le potenze anglo-sassoni, che boicotta la produzione
bellica; è il potere bancario che mantiene i contatti con gli
alleati; sono gli aristocratici, i monarchici, i ricchi che temono
che la sconfitta militare possa travolgerli a fare il 25 luglio.
Dino Grandi, che ne fu, ufficialmente, l'artefice aveva due poli: la
Chiesa e Casa Savoia. Nel dopoguerra, lo voleva il Partito liberale.
La destra fu grata al fascismo perché riportò ordine nel Paese,
bloccò l'avanzata socialista, aiutò la grande industria, ecc. ma,
quando, il fascismo si schierò contro le potenze anglo-sassoni ne
decretò la fine. La destra non ha Patria. E' nazionalista nella
misura in cui guadagna.
Non si può essere ideologicamente fascisti e proclamarsi di destra.
Non si può essere storicamente fascisti e politicamente di destra. A
destra, al massimo, si collocano i profittatori del fascismo, coloro
cioè che durante il regime hanno tratto beneficio dall'ordine
sociale, dalla sicurezza pubblica e dagli interventi statali a
favore delle banche e dell'industria, e dopo il fascismo hanno
strumentalizzato gli aderenti al Msi, tramite la disonestà dei capi,
per farne carne da cannone ancora contro i comunisti.
Ma non credo che i profittatori del fascismo possano essere definiti
fascisti.
PERCHÉ I MOVIMENTI DI ESTREMA DESTRA
GUARDANO CON SIMPATIA GLI STATI UNITI, L' INGHILTERRA E ISRAELE?
Stati uniti, Gran Bretagna ed Israele rappresentano nell'immaginario
dell'uomo di destra la forza vincente ed invincibile. A destra piace
molto stare con i più forti, con chi vince, non importa come, non
interessa perché combatte. La destra guarda con venerazione alle
potenze anglo-sassoni e ad Israele che sono i padroni, quelli che
comandano, che hanno i soldi e la forza. A destra, si dicono
nazionalisti, ma in questo caso, se così fosse, dovrebbero assaltare
tutti i giorni le ambasciate americana, britannica ed israeliana
perché loro ci hanno tolto libertà, indipendenza e sovranità.
Invece, sono sempre a lustrare scarpe americane, britanniche ed
israeliane. I movimenti di destra non hanno ideologia, sanno essere
contro coloro che, con motivazioni condivisibili o meno, sono contro
lo status quo, l'ordine costituito, interno ed internazionale. Sono
orgogliosi di essere i servi di padroni ricchi, potenti e furbi,
perché come i lacchè di un tempo ostentano con fierezza la livrea di
chi comanda ritenendosi partecipi del loro potere, non importa se
con mansioni di stallieri. E' quella destra che i fascisti
definivano di "congenita vigliaccheria" (lo ha scritto nel luglio
del 1946 Pino Romualdi, prima di divenire anche lui un uomo di
destra), che per istinto si colloca sempre dalla parte dei forti e
mai dei deboli. Non c'è una spiegazione politica e tantomeno
ideologica, perché le potenze anglo-sassoni, ed Israele incarnano
tutto ciò che noi combattiamo. Appunto, noi, che non siamo di
destra.
ALMIRANTE, BORGHESE E RAUTI? CHI SONO? COME
MAI SONO NEMICI DEL FASCISMO?
Giorgio Almirante è l'unico dirigente di rilievo della
destra a non essere mai stato processato per "collaborazionismo".Anzi,
non è mai stato nemmeno ricercato con questa accusa. Il capo
dell'ufficio stampa del ministero della Cultura popolare, a
differenza delle dattilografe e delle cuoche alle mense militari,
non è mai stato ritenuto dall'antifascismo trionfante degno di una
denuncia, che era automatica per quanti avevano rivestito un
qualsiasi ruolo nell'amministrazione pubblica della Rsi, un
processo, un indizio di reato, una finta istruttoria. Nulla. Il 4
agosto 1945, il governo emise un decreto che contemplava, fra
l'altro, l'impunità per coloro che, avendo aderito alla Rsi, avevano
collaborato con il movimento partigiano, i servizi, alleati ecc.
Almirante è il segretario di un partito politico che ha rivendicato
l'eredità ideale della Rsi, ma nel 1973 alla carica di presidente
del partito c'era l'antifascista e badogliano Alfredo Covelli,
monarchico. Covelli era il segretario particolare del ministro
Raffaele De Caro nel primo governo Badoglio. Poi, il Msi ha avuto
anche 1' "onore" di avere come presidente Gino Birindelli, che dopo
l'8 settembre 1943 si schierò con Badoglio. Sempre Almirante ha
avuto l' “onore"di avere fra i suoi parlamentari Giovanni De Lorenzo
, non solo ex direttore del Sifar ed ex comandante dell'Arma dei
carabinieri, ma medaglia d'argento al V.M. della Resistenza.
Almirante, è quello che, con Romualdi, Michelini ed altri, ha
traghettato i reduci della Rsi dal fascismo alla destra, cioè sul
lato opposto, ma sempre dichiarandosi fedele al Duce, erede e
continuatore della Rsi. Insomma, il personaggio che ora viene
rivalutato come il fondatore della "destra moderna", è stato una
rotella dell'ingranaggio antifascista.
Junio Valerio Borghese. Il doppio gioco condotto durante la Rsi da
Borghese è ampiamente documentato. Borghese che, fra l'altro, non si
è mai dichiarato fascista, ha condotto una sua guerra personale
destreggiandosi fra tedeschi, fascisti, anglo-americani, partigiani
ecc. Il rapporto da lui stabilito con i servizi segreti americani,
in particolare con James Jesus Angleton,è durato per tutto il
dopoguerra. Era di casa all'ambasciata americana, con buona pace
della leggenda sul "principe nero". Il ruolo avuto da Borghese nella
storia più drammatica del Paese è ancora da scrivere, ma le prove a
carico della sua attività ci sono già, copiose. Il "golpe" del 7-8
dicembre 1970, venne autorizzato dalla Casa Bianca; il governo che
doveva nascere poteva contare già sul riconoscimento diplomatico di
Grecia, Spagna ed Israele. Il "braccio operativo" di Borghese è
stata Avanguardia nazionale, quindi non poteva essere quest'ultima
che una forza al servizio dello Stato, perché Borghese era un
anticomunista, politicamente conservatore, filo-americano ad
oltranza, deciso a riportare l'ordine nel Paese, a stringere legami
sempre più forti con gli Stati uniti tanto da aver programmato
l'invio di militari italiani in Vietnam a fianco degli americani.
Risulta da una lettera di Luigi Cavallo a Gianni Agnelli che proprio
lui, insieme ad esponenti missini,avevano fornito una "squadretta"
antisciopero alla Fiat. E dietro tutta l'operazione che parte nel
febbraio del 1969 e culmina con la strage di piazza Fontana, c'è
proprio Borghese ed il Fronte nazionale.
Pino Rauti. Non si è mai visto un "nazista" intruppato negli
apparati militari e segreti di uno Stato antifascista. E'
sufficiente scorrere la lista degli ordinovisti che hanno lavorato
per il servizio segreto militare per comprendere che Pino Rauti è
stato un esecutore di ordini statali, senza alcuna velleità
rivoluzionaria, senza alcuna ideologia fascista, anche perché è
evoliano, ed Evola non è mai stato fascista, non ha mai aderito alla
Rsi e ha sempre ostentato disprezzo verso le idee sociali del
fascismo da lui ritenute plebee e simili a quelle comuniste. Non si
può essere evoliani e fascisti, così come non si può essere
"nazisti" e, contestualmente, collaboratori dello Stato maggiore
dell'Esercito nato dalla Resistenza.
L'ISLAM È IL NEMICO DEL FASCISMO?
L'Islam non può essere contro il fascismo perché non è
un'ideologia, bensì una religione, verso la quale si può avere un
giudizio negativo se cattolici, a prescindere dalle idee politiche e
dalle ideologie. Però, l'Islam è anche una realtà politica che ha
cercato nell'Italia fascista e nella Germania nazista i suoi
naturali alleati contro la Gran Bretagna ed il sionismo. Se ci fosse
stato, nel dopoguerra, un neofascismo questo avrebbe dovuto
proseguire quella politica di sostegno all'azione araba contro
Israele ed i suoi alleati. L'Islam, inoltre, è una forza
anticapitalista. Il divieto di usura comporta, ad esempio,
l'impossibilità per le loro banche di fare prestiti ad interessi,
così che, difatti, le ricorrenti crisi che investono il mondo
bancario e finanziario occidentale non toccano quello islamico che
si basa sul principio della compartecipazione non dello
strozzinaggio. Anche sotto questo profilo, oltre a quello storico e
politico, chi si ritiene fascista dovrebbe schierarsi con gli arabi
e mai con Israele. L'Islam, quindi, non è nemico del fascismo, ma
eventualmente di quella destra che ha usurpato il nome del fascismo,
che si è collocata a fianco d'Israele e ha lasciato alla sinistra lo
spazio per creare una collaborazione con i movimenti palestinesi
anti-sionisti, che sono stati sostenuti dall'Unione sovietica, e dai
partiti comunisti da essa dipendenti per la semplice ragione che non
hanno trovato altri alleati, non certo per affinità ideologica o
scelta politica, bensì per uno stato di necessità. Non possiamo
parlare genericamente di Islam, se ci manteniamo nel campo politico,
l'unico dove possiamo intervenire facendo, oggi, i doverosi
distinguo: la causa palestinese è nostra, la politica dell'Arabia
saudita no di certo, e così via. Comunque, chi vuole schierarsi
contro l'Islam in quanto religione, farebbe bene a ricordare che il
nemico del cattolicesimo è 1'ebraismo.
PERCHÉ IL MOVIMENTO SOCIALE È NATO ALLA
LUCE DEL GIORNO QUANDO I FASCISTI ANCORA VENIVANO AMMAZZATI E
PERSEGUITATI?
Il Movimento sociale italiano nasce par due ragioni: la
prima, è quella di creare un ponte fra i reduci della Rsi e quelli
del Regno del sud per chiudere la frattura determinatasi all'interno
delle Forze armate dopo 1'8 settembre 1943; la seconda, è quella di
dirottare i reduci fascisti verso una formazione politica
anti-comunista, evitando che possano confluire nel Pci e nel Psi,
facendo leva non sulle idee ma sui sentimenti di odio, sacrosanto,
nei confronti dei partigiani comunisti che tanti camerati avevano
ucciso dopo il 25 aprile 1945. Il Msi nasce dallo sforzo congiunto
di Vaticano, Confindustria e servizi segreti americani, prende il
nome del Movimento sociale francese (Msf) che è una formazione che
raggruppa principalmente ex reduci, e ne mutua anche il simbolo, una
fiamma tricolore con i colori della bandiera francese. E' scontato
che i servizi segreti americani non avrebbero mai potuto
ricostituire una partito fascista e, tantomeno, avrebbero potuto
porre a capo del Msi fascisti. Difatti, Arturo Michelini non ha mai
aderito alla Rsi, Biagio Pace lavorava a Roma per la struttura
clandestina dei carabinieri che operava contro i tedeschi ed i
fascisti; Pino Romualdi doveva la sua vita ai servizi segreti
americani ed italiani con i quali era in contatto prima della
conclusione della guerra; Almirante, come già detto, non è mai stato
nemmeno indagato per "collaborazionismo", e così via. Il Msi nasce,
quindi, per sottrarre i reduci fascisti al Pci impegnato a
recuperarli e a portarli con sé e ricomporre la frattura interna
alle Forze armate. L'obiettivo del Msi non è, di conseguenza, quello
di radunare i fascisti per tentare una rivincita sull'anti-fascismo,
ma quella di porre i fascisti al servizio dell'anticomunismo
clericale, finanziario, industriale, politico che, però, era anche e
soprattutto antifascista.
PERCHÉ I MEMBRI DELLE FORZE DELL'ORDINE SI
DICHIARANO FASCISTI?
Non ci sono mai stati fascisti nelle forze di polizia e,
soprattutto, nell'Arma dei carabinieri, ma solo persone che hanno
visto nel Msi una forza d'ordine che li sosteneva politicamente e si
schierava puntualmente al loro fianco, in ogni occasione. Il Msi
e,via via, le altre organizzazioni di destra erano un punto di
riferimento politico per gli appartenenti alle forze di polizia,
quali esse fossero. Non c'è campagna a favore delle forze di
polizia, per l'inasprimento delle pene, per il ripristino della pena
di morte, per provvedimenti di confino ecc. che non abbia visto in
prima fila il Msi. Non c'è traccia di recriminazione o di condanna
dell'operato della polizia e dei carabinieri, quand'anche hanno
sparato sulle piazze contro operai, contadini e studenti. A parte
questo, c'è da considerare che fu proprio all'Arma dei carabinieri
che venne demandato il compito di inserire in una propria struttura
clandestina quanti fra reduci della Rsi ed i militanti del Msi erano
disposti ad impegnarsi contro i comunisti, anche con le armi,
inquadrati nell'Arma. Anche il ministero degli Interni ha creato una
struttura occulta che aveva le stesse finalità e comprendeva
militanti del Msi e di altre organizzazioni di destra. Così che, da
un lato, c'era la propaganda a favore delle "forze dell'ordine",
dall'altro, il riconoscimento di essere sulla stessa barricata
anticomunista con funzioni informative e, se necessario, operative.
Nel tempo si è, quindi, creato una rapporto simbiotico fra forze di
polizia e militanti di destra che, però, non è motivato sotto il
profilo ideologico dalla reciproca adesione al fascismo, ma
semplicemente dall'avversione verso il comunismo che è una
caratteristica comune a forze che vanno dai socialisti ai
democristiani, dai radicali ai monarchici, dai liberali ai
repubblicani e così via. L'equazione anticomunismo=fascismo è falsa.
FINI È RITENUTO DA MOLTI UN TRADITORE PER
AVER RINNEGATO IL SUO PASSATO. SECONDO TE PERCHÉ NON È COSÌ?
Gianfranco Fini si è iscritto al Msi nel 1969 dopo aver
visto, come lui stesso ha dichiarato, il film "I berretti verdi" sul
Vietnam, contestato dai compagni. Il personaggio, quindi, non ha mai
dato una giustificazione ideologica alla sua adesione al Msi, anche
se successivamente si è sprecato in saluti romani e riferimenti al
fascismo fino a sostenere la nascita del "fascismo del 2000", nulla
ha mai fatto in concreto che possa essere definito, anche in senso
lato, fascista. Si può tradire un'idea quando la si ha, ma Fini ha
sempre avuto il solo obiettivo di fare politica, grazie alla
protezione di Giorgio Almirante, di destra ed ha utilizzato, come il
suo maestro, il fascismo solo per raccogliere voti e le adesioni dei
giovani.
Fini, e con lui i La Russa e tanti altri, nel 1994 hanno solo
gettato la maschera, hanno cioè ritenuto che non gli conveniva più,
sul piano umano e politico, fingere di essere ciò che non sono mai
stati, cioè fascisti, e di restare alla luce del sole per quelli che
erano, gente di destra, tutti Papa, Questura e Confindustria. Per
questa ragione non considero Fini un "traditore", ma qualcosa di
peggio, se possibile, uno sciacallo che ha sfruttato i morti della
Rsi e del dopoguerra per i fini politici che con il fascismo nulla
hanno mai avuto a che fare.
COME MAI I MEMBRI PIÙ DURI DELLE FRANGE
RIVOLUZIONARIE O PRESUNTE TALI DEGLI ANNI DI PIOMBO, NONOSTANTE GLI
SVARIATI ERGASTOLI AI QUALI ERANO STATI CONDANNATI HANNO SCONTATO
MOLTI MENO ANNI DI QUELLI CHE LA GENTE SI ASPETTASSE? NON ESISTE LA
CERTEZZA DELLA PENA? LO STATO È COMPLICE DEI TERRORISTI?
C'è una leggenda che bisogna smentire, se si vuole la
verità. La persecuzione giudiziaria nei confronti dei presunti
fascisti italiani. E' vero, tanti sono transitati nei Tribunali e
negli istituti di pena, perché l'impegno politico di allora questo
comportava. Ma, per comprendere la realtà bisognava vedere le
condanne non relative ai fatti specifici (bombe,omicidi, sparatorie,
ferimenti ecc.) ma a quelli che sono considerati i
"reati"associativi.
Vedremo, quindi, che lo Stato ha comminato condanne a 30 anni di
carcere o poco meno, ai compagni: da Curcio a Franceschini, a
Ferrari, alla Vianale (25 anni) e così via, nessuno dei quali è mai
stato condannato per un fatto specifico, solo per associazione
sovversiva e banda armata. Ferrari ha scontato 30 anni di carcere,
la Vianale 20, Curcio 17 e così via.
A destra, le condanne per "reati" associativi sono state 2 anni a
Stefano Delle Chiaie, per Avanguardia nazionale; 3 anni a Clemente
Graziani, per Ordine nuovo; sui 5 anni (non lo so con certezza)per
Fiore, Adinolfi ed altri, incastrati dalle dichiarazioni accusatorie
di Valerio Fioravanti.
Non c'è raffronto fra la durezza utilizzata dallo Stato contro i
compagni e la mano leggerissima usata per quelli di destra. Murelli
ha avuto, per l'omicidio di un agente di Ps, una condanna
notevolmente inferiore a quella comminata a Maria Pia Vianale per
associazione, senza morti né feriti.
In tutti gli ambienti, anche quelli politici, in certi frangenti
compaiono individui che possono essere considerati psicopatici, che
hanno cioè il piacere di uccidere. Questi "killer", temibili quando
hanno un mitra in mano per sparare su gente disarmata, non hanno
motivazioni valide per affrontare il carcere, tanto più quando esso
è a vita. C'è stata da parte di costoro la corsa alla dissociazione,
alla dichiarazione di ravvedimento, alla richiesta di fare del bene
per rimediare al male fatto, ecc. ecc.
In questo modo hanno dato ai Tribunali di sorveglianza la
possibilità di concedergli i benefici di legge.
I due Fioravanti sono un caso a parte, perché per concedere loro la
libertà condizionale il Tribunale di sorveglianza di Roma si è
spinto a ritenere sincero il loro ravvedimento per la strage di
Bologna. I due, difatti, hanno chiesto perdono anche per quella ed
hanno esibito la lettera del cugino di uno dei morti del 2 agosto
1980 che glielo concede. II Tribunale di sorveglianza, però, sa bene
che i due si proclamano innocenti, quindi o è una finta questa
affermazione di innocenza o è uno squallido espediente la richiesta
di perdono, in ogni caso non potevano avere la liberazione
condizionale. C'è solo da chiedersi quali "meriti" ancora segreti
possono vantare i due per permettersi di aver addirittura scontato
la pena con 6-7 ergastoli a testa e 96 morti, mentre altri, che di
morti ne hanno tre (vedi Concutelli) sono ancora in semi-libertà pur
avendo scontato molti più anni di loro. Non esiste la certezza della
pena: basta battersi il petto, mettersi in ginocchio, recitare il
"mea culpa" e arriva una pedata liberatoria. Un ex ministro degli
Interni, Paolo Emilio Taviani, ha parlato di una struttura segreta
del ministero di cui faceva parte Mario Tuti; un altro ex ministro
degli Interni, Francesco Cossiga, in una intervista del 2009, ha
chiesto il condono per i soli militanti di sinistra perché
"rivoluzionari", non esteso a quelli di destra perché "mascalzoni".
Più chiaro di così.
E' POSSIBILE SOSTENERE CHE L'ESTREMA DESTRA
UCCIDEVA PER CONTO DELLO STATO? ANCHE LE FORZE EXTRAPARLAMENTARI,
NAR, ORDINE NUOVO E AVANGUARDIA NAZIONALE NE SONO IN QUALCHE MODO
COINVOLTE?
Nel 1947, lo Stato ha creato un apparato paramilitare in
funzione anticomunista nel quale ha inglobato moltissimi reduci
della Rsi e, via via, nel tempo militanti del Msi, Avanguardia
nazionale, Ordine nuovo ecc., con la consapevolezza e la complicità
dei capi di queste organizzazioni. Non c'è operazione "sporca" nella
quale non compaiono elementi di destra di questo o di quel gruppo,
così come non c'è episodio in cui non facciano la loro apparizione
depistatori e protettori appartenenti alle forze di sicurezza ed
alla magistratura. Non si tratta di casi sporadici e circoscritti
nel tempo perché, come abbiamo visto, questa protezione di Stato è
ancora in vigore come nel caso dei Fioravanti. O si aderisce alla
propaganda del regime e della sinistra con esso connivente che i
"terroristi neri" erano protetti (ed oggi?) da ufficiali infedeli,
funzionari collusi, magistrati fascisti, ecc. o si conviene, anche
constatando che tutti i presunti "infedeli" e "collusi" hanno fatto
carriera, che lo Stato ed il regime politico ha protetto i propri
uomini anche per evitare che parlando scoprissero la strategia ed il
suo doppio gioco. Finita la guerra civile fra fascisti ed
antifascisti, è iniziata quella fra comunisti ed anticomunisti. I
neofascisti o presunti tali hanno partecipato attivamente inquadrati
nello schieramento predisposto dalla Stato, fianco a fianco con i
reparti addetti alla conduzione della "guerra a bassa intensità" e
sotto la loro direzione.
Il "terrorismo nero" è un'invenzione propagandistica che serve al
regime per negare le sue responsabilità e coprire la verità che, se
affermata, ne segnerebbe la rovina. Coloro che si proclamano, oggi,
ex "terroristi neri" continuano a lavorare e a proteggere lo Stato,
perché anche per costoro la verità sarebbe un suicidio umano e
politico. Fra mezzo secolo, la verità si saprà tutta o quasi, ma già
oggi ci sono le prove per portare alla sbarra, idealmente e
politicamente, lo Stato, il regime ed i suoi fantocci di destra e di
sinistra perché rispondano di anni di sangue e di lutti, sparsi in
nome dell'anticomunismo e, contestualmente, dell'antifascismo perché
il primo doveva essere sconfitto e il secondo non doveva più
risorgere.
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