GLI AMICI DEGLI AMICI
Il 14 aprile 2010, il pubblico ministero Luisa Zanetti ha chiesto ai
giudici dell'ottava sezione penale del Tribunale di condannare il
generale dei carabinieri, comandante del Reparto operativo speciale
(Ros), Giampaolo Ganzer a 27 anni di reclusione per associazione a
delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti ed
altro.
Insieme a lui, dovranno essere condannati il generale Mauro Obinu ed
altri ufficiali e sottufficiali dei carabinieri che hanno operato
insieme a Ganzer.
Non c'è da scandalizzarsi.
Nella storia più oscura dell'Italia contemporanea, a partire dall'
omicidio di Ettore Muti nella pineta di Fregene, nell'agosto del
1943, passando per l'uccisione di Salvatore Giuliano, al ruolo
rivestito nella guerra politica con personaggi del calibro di
Giovanni Battista Palumbo, l'Arma dei carabinieri ha ormai un posto
di tutto rilievo.
Anche Giampaolo Ganzer inizia la sua carriera a Udine, quando nel
1972, con il grado di sottotenente comandava il Nucleo radiomobile,
e ha certamente partecipato, sul piano emotivo, alle indagini sull'
attentato di Peteano di Sagrado del 31 maggio 1972 che costò la vita
a tre carabinieri.
Non si accorse, perchè troppo giovane ed inesperto, Ganzer, che i
suoi superiori depistavano le indagini per coprire i propri legami
con i finti nazisti di Ordine nuovo e la strategia politica del
terrore e delle bombe.
Per carità, lungi da noi l'idea che Giampaolo Ganzer abbia mai
saputo qualcosa su quei depistaggi. Certo è che fa carriera
dimostrando capacità investigativa e spregiudicatezza non comuni,
tanto da finire oggi imputato per aver organizzato un traffico di
droga che permetteva di arrotondare gli stipendi e, contestualmente,
di compiere "brillanti operazioni" ed ottenere promozioni.
Quello che, però, ci interessa qui sottolineare è l'arroganza del
Comando generale dei carabinieri e le protezioni politiche di cui
gode, insieme alla ennesima dimostrazione di servilismo e di
pavidità della magistratura italiana, milanese in particolare.
L'inchiesta nasce dodici anni fa, ed ancora si attende la
conclusione del processo di primo grado.
Per un'accusa come quella di associazione a delinquere finalizzata
al traffico internazionale di stupefacenti il mandato di cattura è
obbligatorio per i cittadini italiani, non per Ganzer ed i suoi
colleghi che, in spregio alla legge, vengono giudicati a piede
libero.
Il Comando generale dell'Arma dei carabinieri, non ritiene di dover
sospendere dal grado e dallo stipendio Ganzer ed i suoi colleghi,
anzi addirittura li promuove: Obinu era colonnello, oggi è generale;
Ganzer era vicecomandante dei Ros ora ne è comandante.
Come dire, liberi di inquinare le prove, farle sparire, crearne
altre a scopo difensivo, intimidire testi che, ovviamente, dinanzi
allo sfoggio di tanta potenza non è difficile ipotizzare che si
siano trovati in difficoltà nell'accusare gli imputati.
Una magistratura che calpesta la legge (non certo per la prima
volta, basti pensare al compagno dei compagni Adriano Sofri), un
Comando generale dei carabinieri che ostenta il massimo del
disprezzo nei confronti della magistratura e dei cittadini italiani,
ed un politica che avalla, copre, sostiene l'una e l'altro.
Non c'è giorno che politico italiano di ogni partito e gruppo non si
presenti in televisione o non rilasci reboanti dichiarazioni alla
stampa sull'esigenza di dare all'Italia una giustizia "giusta"
dinanzi alla quale tutti i cittadini siano veramente eguali.
Sappiamo quanto valgono i politici italiani, ma l'immunità concessa
a Ganzer ed ai suoi colleghi supera ogni livello di tollerabilità,
così che la richiesta di condannarlo a 27 anni di carcere suona
derisoria nei confronti di un popolo che non è più in grado di
comprendere cosa significhi giustizia.
Dubitiamo che Ganzer, lasciato libero dalla magistratura, promosso
dal Comando generale dei carabinieri, protetto dal centrosinistra e
dal centrodestra, possa essere condannato, se non ora, in appello o
in Cassazione.
Ci chiediamo,però, se il caso Ganzer non debba essere posto ad
esempio della necessità di liberare il Paese dal dominio di quattro
tirannelli stercorari di centrodestra e di centrosinistra che
riescono, con impressionante ripetitività e di comune accordo, ad
imporre una doppio sistema di giustizia: quello che vale per loro, i
loro amici e gli amici dei loro amici, e l'altro che vale per tutti
i cittadini ritenuti sudditi sottomessi e rimbambiti ai quali si può
fare credere ed accettare tutto ed il contrario di tutto,
utilizzando la razza mercenaria dei pennivendoli di professione.
In un Paese in cui, giustamente, si mette in galera il gaglioffo che
vende qualche grammo di droga e lo si tiene in galera perchè può
inquinare le prove e reiterare il reato, è tollerabile che un Ganzer
sia rimasto sempre libero e che abbia addirittura fatto carriera
nonostante accuse che ora hanno obbligato il pubblico ministero a
chiedere per lui ben 27 anni di reclusione?
La domanda prescinde dall'esito finale del processo a carico di
costui e dei colleghi, perchè nulla giustifica, sotto qualsiasi
profilo morale, politico, giuridico, il trattamento a lui riservato
con la complicità di tutti, politici e giornalisti, intellettuali e
magistrati, vescovi e docenti di diritto penale.
Ganzer è la prova vivente del regime dittatoriale in cui l'Italia
vive, dove lo "sbirro" è un intoccabile, come parimenti impunibili
sono i detentori del potere politico ed i loro complici.
Ci chiediamo quanto dovrà passare ancora prima che questo popolo
abbia un sussulto di dignità e cacci via questa razza di infami,
piccoli e grandi, che lo depredano, lo opprimono, lo deridono, lo
insultano esibendo la loro arroganza e la loro impunità?
Quanti Berlusconi, Sofri, Dell'Utri, Mori, Fioravanti, Ganzer
dobbiamo guardare ancora prima di intravedere la luce di una nuova
alba?
La risposta la lasciamo alla coscienza di ognuno.
Vincenzo Vinciguerra, Opera 18 aprile 2010
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