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BRESCIA, 28 MAGGIO 2011

 

 

Per la prima volta, il TG3 diretto da Bianca Berlinguer, nelle edizioni nazionali (ore 19.00) e regionale (ore 19.30), ha ignorato la ricorrenza del 37° anniversario della strage avvenuta in piazza della Loggia, a Brescia, il 28 maggio 1974.
I telespettatori dell'ex TeleKabul, guidato dall'ex comunista Bianca Berlinguer, non devono ricordare, anzi devono cancellare dalla memoria un evento che pesa sulla coscienza - se mai ne avuta una - dei politici italiani.
L'arroganza e la presunzione di Bianca e dei suoi compagni, tutti rigorosamente ex, si scontra però con la realtà operosa di quanti, invece, non vogliono dimenticare e non fanno dimenticare una strage che il segretario nazionale del Pci, Enrico Berlinguer, avrebbe potuto evitare se solo avesse denunciato quanto sapeva sulla "cellula" spionistica e stragista lombardo-veneta di cui faceva parte Gianfranco Bertoli, fatto rientrare da Israele, per ammazzare Mariano Rumor e che, a sua volta, aveva provocato un'altra strage, il 17 maggio 1973, a Milano, uccidendo quattro persone e ferendone altre 46.
La pretesa di imporre il silenzio si scontra, ad esempio, con il film-documentario girato dal regista Lucio Dell'Accio, intitolato significativamente "Scene di una strage", proiettato per la prima volta, proprio a Brescia, il 28 maggio scorso.
Non è escluso che il silenzio del TG3 sia una conseguenza della proiezione di questo film-documentario, girato con passione e fatica ma soprattutto con amore di verità da Lucio Dell'Accio. Perché su di esso non si può speculare, non si riesce a trarne verità di comodo e di regime, perché è un documento filmato che rappresenta, finalmente, la realtà e la verità su una strage il cui ricordo non può e non deve restare circoscritto alla sola città di Brescia.
L'immagine e la parola, sapientemente distribuite e curate dal regista, rendono al meglio la tragedia di quanti si trovavano in piazza della Loggia il 28 maggio 1974; la improba e non inutile fatica di alcuni magistrati, primo Giampaolo Zorzi, che hanno tentato di individuare i nomi degli organizzatori e degli esecutori materiali ostacolati dallo Stato e dalle istituzioni, a cominciare da quel servizio segreto militare la cui unica, beffarda, segnalazione ha riguardato la possibile responsabilità dei cubani nella strage; l'impegno di altri che, al di fuori del circuito mediatico e giudiziario, non cessano di affermare verità che la storia non potrà fare altro che confermare.
"Scene di una strage" non è, quindi, la mera rievocazione di una tragedia non solo bresciana ma nazionale, in cui si dà voce ai reduci e ai sopravvissuti, ma un documento storico di altissimo livello che deve essere visto dal maggior numero di italiani, soprattutto giovani e giovanissimi che della storia italiana degli anni impropriamente definiti di "piombo" sanno quel poco e quel falso che diffondono le Tv di Stato e i loro storici del "quanto mi paghi".
E' passato mezzo secolo da quando qualcuno decise che, in Italia, la sconfitta del Pci valeva bene la vita degli italiani e, per questa ragione, li cojnvolse in una guerra civile "a bassa intensità" di cui ovviamente nessuno vuole assumersi oggi la responsabilità politica e morale, sul piano interno ed internazionale.
La verità, di conseguenza, va cercata dal basso, da coloro che non hanno potere, che non sono legati alle istituzioni, che non dipendono da partiti politici od apparati di Stato, che non sono condizionabili da quanti hanno interesse,ancora oggi, a negare che la responsabilità del "terrorismo" e dello "stragismo" ricade per intero sulla classe politica e sui vertici della Forze armate.
La verità e la sua affermazione dipendono, quindi, dalla volontà di uomini liberi capaci, come Lucio Dell'Accio, di produrre un documentario che ci rende la storia vera di un evento tragico che riflette il dramma di una Nazione intera.

 

Vincenzo Vinciguerra, Opera 30 GIUGNO  2011 (DATA DI PUBBLICAZIONE)



 

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