"Nel tempo dell'inganno universale dire la verita' e' un atto rivoluzionario"  G. Orwell
 

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CRIMINI DI STATO

 

 

L'ipocrisia politica si esibisce, in questi giorni, in merito alla mancata estradizione di Cesare Battisti dal Brasile.
Bisogna subito dire che il "compagno" Battisti è stato lasciato libero per oltre venti anni dallo Stato italiano che, pur essendo a conoscenza perfino del domicilio in cui abitava a Parigi, non lo ha mai cercato, esattamente come ha fatto con tanti altri, ad esempio Oreste Scalzone, che è vissuto tranquillamente nella capitale francese per 30 anni, libero mentre altri suoi compagni, meno fortunati di lui e privi di amici degli amici e protettori, marcivano in galera.
Dov'è lo scandalo se il Brasile si rifiuta oggi di concedere l'estradizione in Italia ad un individuo che dovrebbe iniziare, solo ora, a scontare quattro ergastoli per fatti commessi oltre 30 anni fa?
Dov'erano i familiari delle vittime di Cesare Battisti mentre lo Stato non riteneva opportuno richiedere alle autorità francesi ii suo arresto e la sua estradizione?

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BRESCIA, 28 MAGGIO 2011

 

 

Per la prima volta, il TG3 diretto da Bianca Berlinguer, nelle edizioni nazionali (ore 19.00) e regionale (ore 19.30), ha ignorato la ricorrenza del 37° anniversario della strage avvenuta in piazza della Loggia, a Brescia, il 28 maggio 1974.
I telespettatori dell'ex TeleKabul, guidato dall'ex comunista Bianca Berlinguer, non devono ricordare, anzi devono cancellare dalla memoria un evento che pesa sulla coscienza - se mai ne avuta una - dei politici italiani.
L'arroganza e la presunzione di Bianca e dei suoi compagni, tutti rigorosamente ex, si scontra però con la realtà operosa di quanti, invece, non vogliono dimenticare e non fanno dimenticare una strage che il segretario nazionale del Pci, Enrico Berlinguer, avrebbe potuto evitare se solo avesse denunciato quanto sapeva sulla "cellula" spionistica e stragista lombardo-veneta di cui faceva parte Gianfranco Bertoli, fatto rientrare da Israele, per ammazzare Mariano Rumor e che, a sua volta, aveva provocato un'altra strage, il 17 maggio 1973, a Milano, uccidendo quattro persone e ferendone altre 46.

 

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IN MORTE DI UN VOLONTARIO

 

L'esultanza con la quale in Israele è stata accolta la notizia della morte di Vittorio Arrigoni a Gaza, suggerisce che ad armare la mano dei suoi assassini non sia stata la follia o l'integralismo islamico, come in perfetta malafede suggeriscono politici e giornalisti italiani, ma una raffinata operazione di "intossicazione" da parte dei servizi segreti israeliani, che fra la popolazione di Gaza contano certamente confidenti e collaboratori insospettabili. Non è difficile nel clima in cui si vive a Gaza insinuare nelle menti più deboli e sospettose il dubbio che uno straniero, stabilmente residente sul posto, capace di conquistarsi la fiducia della gente sia, in realtà, un agente dei servizi segreti italiani che, notoriamente, sono subalterni a quelli americani ed israeliani. Fare eliminare un nemico da coloro che aiuta, con i quali è schierato e per la cui causa si batte, non è una novità perché con lo stesso metodo i francesi, durante la guerra d'Algeria, ottenevano di far fucilare dai loro stessi compagni i dirigenti del Fronte di liberazione nazionale ritenuti più pericolosi di altri.

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