"Nel tempo dell'inganno universale dire la verita' e' un atto rivoluzionario"  G. Orwell
 

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OSSERVATORIO MILITANTE

Da anni, silenziosa e strisciante, la repressione del dissenso in Italia è portata avanti con efficienza dai corpi di polizia e dalla magistratura che, asseritamente impotenti dinanzi al dilagare della criminalità, riescono viceversa a perseguire migliaia di persone, soprattutto giovani, colpevoli di non essere allineati alle tesi del regime siano esse politiche, sociali o storiche. Repressione di idee, opinioni, comportamenti né violenti né illeciti che rappresentano, tuttavia, una minaccia potenziale per questo Stato e questo regime che avverte per intero la sua debolezza e affida pertanto ai suoi organi repressivi il compito di proteggerlo ad ogni costo e con ogni mezzo. Uno stato di polizia, prigioniero dei suoi segreti ignobili, delle sue viltà, dei suoi delitti passati e presenti non può non aver paura delle idee e di quanti, ancorché giovanissimi, sentono ogni giorno di più il bisogno di verità, giustizia e libertà. Dinnanzi alla capacità repressiva dello Stato nessuno leva la sua voce o cerca di porre ad esso un freno denunciando all’opinione pubblica le ingiustizie, i soprusi e gli abusi che vengono compiuti in nome e per conto della difesa di uno Stato asservito a precisi interessi internazionali che, ormai, prevalgono su ogni altra considerazione soffocando il Paese sotto il peso opprimente dei loro rancori e delle loro vendette. Non ci interessa la destra o la sinistra, ma solo le persone che si ritrovano puntualmente sole ad affrontare processi, carcere, detenzioni domiciliari, misure di sicurezza, spese legali ecc ecc. A costoro, non ai gruppi, rivolgiamo l’invito di fornirci i dati che riguardano le vicende processuali nelle quali sono stati coinvolti, anche se ormai definite in un modo o in un altro, perché si possa misurare l’ampiezza della repressione e si possa farla conoscere agli italiani che nulla sanno e nulla, di conseguenza, possono fare per contrastarla. Rivolgiamo, contestualmente, un invito a quanti avvocati si sentano di assumere la difesa di ufficio degli accusati, quanto più necessaria in un Paese in cui difendersi dalle accuse dei corpi di polizia e di magistratura è consentito solo ai ricchi e potenti che, di certo, non sono mai stati – e mai lo saranno – oggetto della repressione di uno Stato nel quale non possono che riconoscersi.

Un osservatorio ed un soccorso militanti, questo è quanto ci proponiamo di fare: il primo per conoscere e far conoscere la realtà della repressione politica in Italia, il secondo per contrastarla, perché la libertà di tutti si afferma difendendo la libertà di ognuno.