Da anni, silenziosa e strisciante, la repressione del
dissenso in Italia è portata avanti con efficienza dai corpi di polizia e dalla
magistratura che, asseritamente impotenti dinanzi al dilagare della criminalità,
riescono viceversa a perseguire migliaia di persone, soprattutto giovani,
colpevoli di non essere allineati alle tesi del regime siano esse politiche,
sociali o storiche. Repressione di idee, opinioni, comportamenti né violenti né
illeciti che rappresentano, tuttavia, una minaccia potenziale per questo Stato e
questo regime che avverte per intero la sua debolezza e affida pertanto ai suoi
organi repressivi il compito di proteggerlo ad ogni costo e con ogni mezzo. Uno
stato di polizia, prigioniero dei suoi segreti ignobili, delle sue viltà, dei
suoi delitti passati e presenti non può non aver paura delle idee e di quanti,
ancorché giovanissimi, sentono ogni giorno di più il bisogno di verità,
giustizia e libertà. Dinnanzi alla capacità repressiva dello Stato nessuno leva
la sua voce o cerca di porre ad esso un freno denunciando all’opinione pubblica
le ingiustizie, i soprusi e gli abusi che vengono compiuti in nome e per conto
della difesa di uno Stato asservito a precisi interessi internazionali che,
ormai, prevalgono su ogni altra considerazione soffocando il Paese sotto il peso
opprimente dei loro rancori e delle loro vendette. Non ci interessa la destra o
la sinistra, ma solo le persone che si ritrovano puntualmente sole
ad affrontare processi, carcere, detenzioni domiciliari, misure di
sicurezza, spese legali ecc ecc. A costoro, non ai gruppi, rivolgiamo l’invito di fornirci i dati che
riguardano le vicende processuali nelle quali sono stati coinvolti, anche se
ormai definite in un modo o in un altro, perché si possa misurare l’ampiezza
della repressione e si possa farla conoscere agli italiani che nulla sanno e
nulla, di conseguenza, possono fare per contrastarla. Rivolgiamo,
contestualmente, un invito a quanti avvocati si sentano di assumere la difesa di
ufficio degli accusati, quanto più necessaria in un Paese in cui difendersi
dalle accuse dei corpi di polizia e di magistratura è consentito solo ai ricchi
e potenti che, di certo, non sono mai stati – e mai lo saranno – oggetto della
repressione di uno Stato nel quale non possono che riconoscersi.
Un osservatorio ed
un soccorso militanti, questo è quanto ci proponiamo di fare: il primo per
conoscere e far conoscere la realtà della repressione politica in Italia, il
secondo per contrastarla, perché la libertà di tutti si afferma difendendo la
libertà di ognuno.